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CENTRO STUDI E RICERCHE COIRAG

Direttore: Dott. Ermete Ronchi

 

 

  LIBRI E CONVEGNI REALIZZATI CON LA COLLABORAZIONE
DIRETTA DEL CENTRO STUDI E RICERCHE COIRAG
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2. Intervista a Nadia Benedetto Presidente APRAGI
di Claudio Merlo
 

Note storiche e sull’APRAGI

Partiamo da lontano e da ricordi affettivi. Nel 1979 svolgevo il tirocinio presso l'ambulatorio psichiatrico di una USL dove Anna Maria Traveni ne era co-responsabile. L’ambulatorio, uno dei primi se non proprio il primo, aveva in atto una convenzione con l’Università per il Corso di Laurea in Psicologia.

Era un luogo dove i pochi, allora, psicoterapeuti di gruppo ad indirizzo gruppoanalitico e psicoanalitico si incontravano dando vita a diverse iniziative e quindi vi era un rapporto costante con gli psicologi e gli psichiatri del territorio piemontese tra i quali Giulio Gasca Primario e promotore di un D.H divenuto anch’esso riferimento per diversi psicodrammatisti. Ecco le radici della APRAGI.

Molti di quei colleghi appartenenti a diversi contesti torinesi, avevano oltre all’interesse per i gruppi anche un chiaro impegno sociale sul fronte dell’inserimento degli "ex O.P." (pazienti che provenivano dall’Ospedale Psichiatrico), e si coagularono intorno alla sigla APRAGI, partendo quindi da una spinta ideologica che tentava di dare una risposta coerente alle nuove esigenze cliniche e formative ed anche un servizio territoriale di qualità.

L’APRAGI venne costituita nel 1985. La maggior parte dei soci fon-datori era costituita da professionisti del Servizio Sanitario Nazionale im-pegnati a rendere operativa la psicoanalisi "senza divano". Già prima e in contemporanea alla nascita dell’APRAGI, si era formato intorno al G.R.I.S.U (Gruppo di Ricerca in Scienze Umane) un confronto tra psicoanalisi, gruppoanalisi ed esperti in discipline affini. Fin dall’inizio le diverse appartenenze teoriche dei singoli soci erano motivo di scambio di esperienze. Questo ha portato alla promozione di diverse attività scientifico-culturali che vennero proposte in prevalenza agli operatori della Salute Mentale dell’area Piemontese. Ricordo tra le tante iniziative il ciclo d’incontri, coordinato da A.M. Traveni (De Morè P., Haffer, Pines M., Welldon E., Klein E., Ulric I., De Innocenzo R., Wardi D., Losso R.), dal titolo "Gruppi e psicosi" con la presenza di G.P. Lai, D. Napolitani, S. Resnik, L. Ancona; ed ancora "Day hospital e comunità" con G.Magherini, "Arte-terapia a confronto" coordinata da M. Gasseau e tante altre iniziative; ma questo è stato questo l' "imprinting" dell’Associazione.

Potrei andare avanti così illustrando la fitta rassegna d'incontri con e-sperti e colleghi sia a livello nazionale che internazionale che hanno contribuito ad un confronto costante che aveva come contenitore l’Associazione.

La nascita della Scuola di formazione

Vorrei comunque ricordare la nascita della Scuola di Formazione nel 1988 (diretta da A.M. Traveni e successivamente da F. Calcagno per l'area gruppoanalitica e da W. Scategni e da G. Gasca per l'area psicodrammatica) e quella dell’Accademia del Sogno nel 1990. Io divenni Tesoriere nel 1986 e Presidente nel 1994. Quindi quando mi chiedono, e lo fanno spesso, come si fa a gestire un’Associazione con una doppia anima, bene io penso che questo non sia stato il tema germinativo alla sua fondazione. Il senso era quello di coagulare le forze per far nascere una cultura della terapia di gruppo, a Torino, schiacciata tra una antipsichiatria, che rischiava l’irrigidimento e il settarismo, e una S.P.I. arroccata su posizioni che oggi ci paiono antidiluviane.

Se devo pensare ad un immagine, penso a questa unione di forze, d’interessi, di passioni e di reciproca curiosità ed anche, perché no, di diffidenze che però non hanno mai avuto la meglio fino ad ora e dove la cultura dell’e_e ( in contrapposizione all’o_o) trova nel nostro logo che raffigura una composizione di Kandinski la sua simbologia.

Se vediamo con occhi curiosi all’evoluzione della psicoterapia di grup-po constatiamo che nell’APRAGI si è realizzata una tappa, forse oggi im-prescindibile dal cammino delle teorie, e cioè quella dell’integrazione tra più modelli.

In che modo siete riusciti a contenere le differenze?

Il più grande problema, dal mio punto di vista, è stato quello di "contenere” le iniziative vuoi promozionali, vuoi scientifiche, culturali delle due aree.

Questa visione campanilistica che talvolta aleggia all’interno della as-sociazione, delle appartenze teoriche, dalla posizione di Presidente e non solo, mi è sempre sembrata una cortina fumogena. Questo perché operando in un Ambulatorio del Servizio Sanitario sperimento nel quotidiano come mettere insieme le forze per un proposito comune sia faticoso che conflittuale ma indispensabile e produttivo.
Pensiamo allo I.A.G.P dove sono andati a convergere modelli molto diversi tra loro. Nel 1998 al Congresso di Londra, è stato eletto, come Presidente, Roberto De Innocencio che ha una doppia formazione. Quello che mi sembra significativo è il fatto che una carica così importante sia stata offerta ad un collega che non ha un’appartenenza teorica rigida o settaria.

Ritornando alla APRAGI nel 1987 è stata istituita la Scuola di Forma-zione alla psicoterapia di gruppo e l’agire nel contesto torinese, ancora vergine da questo punto di vista, ha voluto dire confrontarci con problemi reali e con progetti formativi da proporre e articolare. È stata una palestra importante rispetto alla domanda che tu mi fai.

Quando hai un obiettivo comune ed una passione comune e c’è amore nelle iniziative che prendi stai sicuro che qualcosa nasce e prolifica.

Quando avviene il vostro ingresso in C.O.I.R.A.G.?

Nel 1987 attraverso la presentazione di F. Napolitani e G. Cuomo.

Questo ha consentito un ampliamento delle relazioni istituzionali dell’APRAGI e va detto dell’ingresso nella C.O.I.R.A.G., per la prima volta, della componente psicodrammatica.

A.M. Traveni mi aveva incoraggiata a partecipare alle riunioni della C.O.I.R.A.G a partire dal 1989 e ricordo il primo incontro con molto af-fetto: nello studio di Fabrizio Napolitani. Ed ancora le diverse occasioni di incontro con la presenza di L. Ancona, F. Fasolo, G. Lo Verso, D. Napolitani, G.M. Pauletta, C. Pontalti, F. Vanni, in un clima di scambio e piacevolezza in quella che era allora la confederazione. Il tema predominante era il mantenere vivo e generativo di nuove aperture il dibattito interno delle confederate e tra di loro.

Che cosa ha significato per voi l’apertura della scuola C.O.I.R.A.G. ?

L’ APRAGI ha partecipato a tutti i tormentati dibattiti sulla possibilità di impegnarsi in una Scuola di Psicoterapia confederata con più sedi e tranne qualche perplessità iniziale, tenendo conto della opportunità che i nostri allievi avrebbero avuto di un riconoscimento istituzionale, aderì e contribuì alla nascita della Scuola di Psicoterapia. La Scuola di Formazione dell’Istituto di Torino aveva ed ha tuttora, per le citate iniziative sul territorio piemontese, una discreta considerazione e riscontro che negli anni si sono andati consolidando. Desidero sottolineare che, e quando si parla di crescita si deve considerare anche la sofferenza che essa implica, l’apertura della Scuola è stata anche un distanziarsi della SGAI e particolarmente di Diego Napolitani che non avevano aderito al progetto.

La politica allora presente nell'Associazione di rispetto della storia (passato) e dell'ambizione di formare nuovi quadri e di dinamica tra queste due dimensioni (passato e futuro) ha permesso di individuare ed appoggiare nella Direzione dell’Istituto di Torino Maurizio Gasseau, che aveva stretto all’interno della COIRAG una solida rete relazionale.

Come per ogni fenomeno di istituzionalizzazione, questo ha comportato e comporta una costante e a volte estenuante dinamica di potere e contro-potere e di ambiguità "da palazzo". L'equilibrio tra le certezze che ti offre l’istituzione forte e la tendenza alla perdita dell’originalità delle differenze (delle O.C. e anche al loro stesso interno) è una grande sfida. Per certo ho imparato che non può esserci associazione analitica viva, se non si confronta costantemente con questo tema.. Né tanto meno può sentirsi viva una Scuola di Formazione che, attraverso associazioni di professionisti liberamente sceltesi, non sia in contatto con la realtà sociale, politica e culturale della società civile.

Tra questi due poli c’è un mondo di pensieri, emozioni e affetti, che ritengo ancora importanti da attraversare. Consiglio a tutti l’articolo di O. Kenberg "30 modi per uccidere la creatività di un allievo di una scuola di psicoterapia", che può servire a tutti per riflettere sullo stato delle Scuole di Formazione alla psicoterapia, ma anche delle stesse O.C. Non è un problema di facile soluzione, ma penso che ci voglia sempre un po’ di coraggio ed incoscienza per rendere vive le nostre esperienze e quelle che implicano la didattica ancor più di altre.

Quali legami avete con dimensione individuale della cura?

Come gruppoanalista questa domanda non è una questione ma un im-plicito sia sul piano epistemologico che clinico. È il tener costantemente conto delle vicissitudini del nostro gruppo interno con le sue appartenenze trans-generazionali, istituzionali, collettive, sociali. La dimensione individuale della cura risente a mio giudizio anche di una ottica comunque privata nel senso che il paziente in un luogo di cura pubblico è, di fatto, un soggetto collettivo. L’interesse è l’individuo visto attraverso la dimensione gruppale come per esempio nello psicodramma, dove il gruppo offre all’individuo l’opportunità di confrontarsi attraverso l’azione con la molteplicità di personaggi che lo compongono.

Comunque, e questa è un'affermazione molto personale, il trattamento del singolo paziente e parlo da un osservatorio qual è un ambulatorio di Neuropsichiatria infantile territoriale sia esso bambino o genitore è sempre meno proponibile non tanto per scelte tecniche o di altro tipo ma per i cambiamenti che la società (ed il gruppoanalista deve essere a contatto con questa dimensione) impone. Utilizzo a proposito questo termine perchè se ci lasciamo la libertà di vedere dove fino ad ora non abbiamo avuto il coraggio di gettare il nostro sguardo possiamo constatare che l’offerta di trattamenti di gruppo e con questo considero per esempio quelli che prevedono la terapia congiunta genitori –bambino sono compresi e condivisi dai nostri pazienti, un po' meno, forse, dai cosiddetti tecnici del settore.
L’offrire l'opportunità di luoghi (mentali) di tempi (vissuti) in contemporanea ai vari membri di una famiglia va incontro alla sofferenza di cui noi tutti siamo testimoni: la de-privazione costante di spazi mentali per far nascere e crescere un'esperienza.

Quali sono i temi che attualmente attraversano il dibattito nell’APRAGI?

Per parlare di questo argomento in specifico vorrei dare un quadro ge-nerale e schematico dell’organizzazione scientifica che l’Associazione si è data negli anni.

Tenendo conto delle due aree, della Gruppoanalisi e dello Psicodram-ma; vi sono al aldilà della Scuola di Psicoterapia della C.O.I.R.A.G, le due scuole dell’APRAGI (le direzioni delle quali sono affidate a L. Pianarosa e G. Gasca, rispettivamente), l’Accademia del Sogno nata nel 1990, promossa e coordinata da A.M. Traveni in convenzione con l’Università di Torino e di Genova, che mantiene vivi filoni di ricerca con l'Università di Torino (1-"Il sogno sociale e l'interculturale" Progetto Europa Aperta; 2- "Sogno e teatro"; 3- "Il sogno nell'infanzia e nell'adolescenza intrecci e percorsi"; 4- "Sogno, cinema, famiglia"), il Laboratorio di Ricerca "Il gruppo tra ricerca e formazione" coordinato da F. Calcagno e A. Simonetto, il gruppo di studio sulla gruppoanalisi familiare coordinato da me, la ricerca sulla "Trasmissione trans-generazionale delle configurazioni relazionali tra conservazione e cambiamento" coordinato da A.M. Traveni; inoltre si sono attivate le seguenti attività di ricerca e formazione circa: "Lo sviluppo dell’anima ovvero il sogno del femminile e il femminile del sogno alle soglie del 2000" a cura di W. Druetta, il "Super-ruolo e la tossicodipendenza" a cura di R. Bozzarelli e L. Motrassino, "Il trans-generazionale nello psicodramma analitico individuativo: complessità dinamiche relazionali, tensioni prospettiche" a cura di G. Gasca; "Miti e realtà nell’adolescenza" a cura di M. Gasseau.

L’APRAGI area gruppoanalitica è confederata alla CEG (Confedera-zione Editoriale di Gruppoanalisi) dalla sua fondazione; referente è la collega S. Fornero. La nostra associatura allo I.A.G.P sia come associazione e sia, per alcuni di noi, come membri individuali, risale a diversi anni orsono. La nostra partecipazione all’ultimo congresso a Londra nel 1998 è stata attiva. Alcuni di noi, dell’area gruppoanalitica, sono membri della Società Gruppoanalitica di Londra (G.A.S) e della Società di Psicoterapia Forense: come per lo Psicodramma si è membri attivi della FEPTO.

Come coordinare e promuovere la molteplicità delle iniziative è un compito complesso, ma anche delegato alla Commissione Didattica dell’Associazione, che si riunisce annualmente per vagliare le diverse proposte.

Tra le altre aree di impegno dell’Associazione vi è la produzione di testi scientifici e ultimamente della creazione del sito APRAGI sulla rete, attraverso Psychomedia, grazie all’impegno di W. Druetta. Tra i testi ne cito alcuni:

  • Benedetto N. (a cura di) (1994). Pensare l’apprendere. Torino: Upsel.
  • Druetta W. (1995). Ci giochiamo la formazione. Torino: Upsel.
  • Gasca G., Gasseau M. (1991). Lo psicodramma Junghiano. Torino: Bol-lati Boringhieri.
  • Gasseau M., Simonetto A. (a cura di) (1998). Ricerca e formazione nel lavoro clinico con gruppi. Torino: Tirrenia Stampatori.
  • Traveni A.M. (in corso di stampa). Il large group nella formazione. Tori-no: Bollati Boringhieri.
  • Traveni A.M., Benedetto N.(1985-86). Gruppi e psicosi. Attività Semina-riale, Apragi, U.S.L 1-23, Torino.
  • Il sorriso del camaleonte. Apragi, Semestrale, dal 1998. Torino: Ananke.
  • Quaderni di Gruppoanalisi. Apragi, dal 1994.Trimestrale Torino: Anan-ke.
  • Rivista di Psicodramma Analitico. Semestrale dal 1992. Torino: Centro Scientifico Editore.
  • Rivista Italiana di Gruppoanalisi. C.E.G. Milano: Guerrini Associati

Un ultimo squarcio sulla vita associativa che ne definisce in qualche modo un originale e continuativo dalla sua fondazione i Seminari del sa-bato che ospitano esperti stranieri ed italiani sui temi di volta in volta e-mersi appunto dal dibattito scientifico dell’APRAGI.

È una modalità di scambio che vede la partecipazione di tutte le com-ponenti dell’Associazione e quindi, anche, un "contenitore" che ricompone in modo scadenzato l’orizzonte comune scientifico di appartenenza.