|
|
LIBRI E CONVEGNI REALIZZATI CON LA COLLABORAZIONE
DIRETTA DEL CENTRO STUDI E RICERCHE COIRAG
materiali online
|
|
|
|
9. Intervista ad Annamaria Burlini Presidente ARIELE
di Alessandra Simonetto
|
|
Premessa
Lobiettivo di questa intervista è quello di contribuire a una indagine conoscitiva su COIRAG attraverso ARIELE, su temi generali, rispetto a temi specifici che verranno invece affrontati in altri contesti di ricerca.
Hai letto quello che ha scritto Renato de Polo rispetto al cambiamento di funzioni delle associazioni?
Questo stimolo ci aiuta ad iniziare partendo dalle fondazioni, dalla nascita di ARIELE per poi proseguire con il suo sviluppo. Leggendo la lettera di Renato, ho pensato che Ariele non aveva la stessa origine che ha sottolineato lui, cioè quella di una associazione che garantiva professionalità attraverso una formazione e una appartenenza. Ariele nasce da domande, dalla ricerca che alcune persone, come Fornari, Pagliarani, Napolitani, riunite intorno allIstituto di Polemologia di Milano si pongono rispetto allatomica, ai pericoli costituiti dalla conflittualità. Insieme a questi si erano avvicinati molti altri uomini e donne, che alla fine degli anni 60 e allinizio degli anni 70 erano mossi da un identico interesse per la polis e dalla stessa convinzione che la psicoanalisi potesse essere una lente con la quale guardare ai problemi di convivenza civile.
La premessa era anche: condividere e confrontare esperienze e saperi anche molto diversi. Erano quindi già da allora presenti varie e diversificate professionalità: formatori, psicologi, medici, insegnanti. La domanda fondamentale era: che cambiamenti ha portato latomica e quindi in che modo i conflitti possono essere affrontati invece che elusi, affinchè non riemergano in altro modo e con più violenza? Inoltre, ad un livello più attinente allesperienza personale, la domanda era come il disagio allinterno delle isituzioni potesse essere elaborato e quindi quali metodologie, quali setting, dovessero e debbano tuttora - essere predisposti per affrontare i conflitti o in generale il malessere della vita delle istituzioni.
In questo gruppo iniziale cerano ovviamente psicoanalisti e psicoterapeuti che si occupavano sia di gruppi sia di individui. Questi colleghi, anche quando si formavano attraverso delle supervisioni e si confrontavano sul loro lavoro clinico, non escludevano dalla loro ricerca lo sfondo istituzionale e politico nel quale si situava il loro intervento.
In altre parole queste persone non avevano alcun interesse a chiudersi in un unico ambito professionale: il loro interesse, il loro punto di osservazione era applicabile ad ogni attività umana, ad ogni espressione del sociale. Questo gruppo iniziale, per poter fare ricerca, diventa una cooperativa, soprattutto con lo stimolo e la leadership di Gino Pagliarani: così poteva succedere, ed è successo, che una istituzione pubblica chiedesse un intervento in una situazione di disagio e che professionisti, con esperienze anche diverse, collaborassero nella ricerca-intervento per rispondere a questo tipo di domanda. Una risposta adeguata anche al denaro, alle risorse, ai tempi consentiti.
Ma soprattutto questo gruppo, che si è dato una formazione psicoanalitica, vuole utilizzare la conoscenza che proviene dalla psicoanalisi e gli elementi costitutivi del metodo psicoanalitico a richieste provenienti da contesti, quelli delle istituzioni, così lontane da quella che è la situazione terapeutica, tradizionalmente intesa.
Parli degli anni 70, provo a collocare quanto dici nella situazione. Sono gli anni della fondazione delle cooperative
Di apertura sul territorio, dei primi comuni di sinistra, di alcune istituzioni pubbliche e di molte scuole che si interrogano sul loro funzionamento. Allora molte istituzioni si rivolgono a Pagliarani e alla cooperativa da lui promossa.
Erano anni di grande passione politica e professionale
Di quegli anni è lincontro con la socioanalisi inglese di Jaques, che nasce in ambito kleiniano, e di fatto per lungo tempo è stata la matrice prevalente nella ricerca della socioanalisi italiana. Quindi la sociaoanalisi italiana è di fatto figlia della socioanalisi inglese. Da un punto di vista istituzionale la cooperativa, nel 1983, diventa una Associazione, con uno statuto e più tardi un regolamento. In quegli anni escono i primi testi prodotti da fondatori di Ariele e viene approfondito e assimilato alla ricerca socioanalitica anche il pensiero di altri autori (Foulkes, Bion, Balint). I partecipanti al gruppo si riunivano almeno 1 volta alla settimana e attraverso supervisioni o seminari, soprattutto animati da Pagliarani, si scambiavano letture, conoscenze ed esperienze sul campo.
Questa collaborazione non era ovviamente così semplice; si pone subito una questione di immaginario interno allAssociazione: i terapeuti hanno una conoscenza più profonda dei meccanismi e del significato dei termini di cui si parla, ma conoscono meno i processi, le strategie, le connessioni che i consulenti frequentano e conoscono nella loro prassi e meno la teoria dellorganizzazione. Di quegli anni va sottolineata lattività e la presenza di Gino Pagliarani. Gli elementi accennati prima e la personalità del fondatore credo siano elementi importanti rispetto alla formazione delle matrici istituzionali. Gino Pagliarani è stato ed è un uomo di grande generosità, che ha regalato a coloro che gli sono stati vicini sapere, cultura e intelligenza del cuore.
Ci ha soprattutto allenati a non rimanere intrappolati dentro schemi o pensieri che hanno esaurito il loro potere di scoperta e di arricchimento della nostra conoscenza dellesperienza umana. E a trovare in ogni campo, artistico o politico o altro, riflessioni che ampliano le nostre conoscenze psicologiche. Condividendole.
Questo è laspetto bello, anche se molto selettivo del gruppo, di partenza. Per molti anni infatti alcuni ci consideravano un gruppo elitario, di grande vivacità di studi, che da vertici diversi si aggregavano nella cultura del gruppo stesso. Il fondatore quindi e le sue modalità di leadership hanno una grande incidenza. Gino Pagliarani sostiene la necessità di una puericultura, di una cura degli aspetti più progettuali espressi da ognuno di noi, ma è durissimo nel momento in cui si esprimono le diversità. Non certo nel senso di una richiesta da parte del maestro di non tradire il verbo, quanto piuttosto di una esigenza di coerenza di ognuno con il proprio talento.
E succede nel 1989, pochi anni dopo la fondazione di Ariele, che Gino Pagliarani dia le dimissioni da Ariele, sostenendo di non essere daccordo su comportamenti che si andavano affermando: Si afferma mammona. Queste sono le sue parole al momento di andarsene, sostenendo che lassociazione si occupava di più di consenso e denaro che di ricerca e di diffusione di un sapere. La lettera di dimissioni e il racconto di questo passaggio istituzionale è pubblicato nel testo "L'inconscio organizzativo. Analisi del controtransfert istituzionale" (Guerini e Associati, 1993)
La formazione in psicosocioanalisi aveva permesso a molte persone di darsi una professionalità, negata nel progetto, in realtà affermata nei fatti, e molto remunerata. Nellimmaginario istituzionale quindi la differenza tra psicoterapeuti e consulenti non si gioca più solo a livello di un sapere psicoanalitico, ma anche di un guadagno ben diverso tra terapeuti e formatori. Gino Pagliarani conclude e si allontana e il primo presidente dopo di lui è Varchetta. Pagliarani tuttavia non se ne va chiudendo con noi, ma interviene alle nostre proposte di incontro e interverrà in quello che sarà il momento fondamentale, quello della ricerca sullAnalisi del Controtransfert in Ariele, in quegli anni in corso.
Il padre-fondatore se ne va lasciandoci soli.
Questo però è un aspetto straordinario, dato che molto più spesso i padri non se ne vanno, ma di solito rimangono e fanno le chiocce. Il successivo presidente, Pino Varchetta è animato dalla stessa passione, è ricco di grande cultura e grande professionalità. È un consulente e un formatore molto stimato. Il terzo presidente dalla fondazione di Ariele sono io. Avevo già fatto delle scelte più indirizzate alla clinica e quindi rappresentavo in quel momento anche lidea dellAssociazione che la competenza psicoterapeutica si affermasse e forse richiamasse altri terapeuti a lavorare intorno alla ricerca in psicosocioanalisi
La scuola di psicosocioanalisi che noi avevamo impostato fin dal 1983 non era professionalizzante e - come le altre - non dava una riconoscibilità sociale formalizzata. Noi continuavamo a rivolgerci a tutti coloro che volevano capire anche il significato di comportamenti di ruolo, i significati profondi del lavoro, che apparentemente potevano aver poco a che fare con aspetti profondi individuali e gruppali e tantomeno istituzionali. Questa scuola peraltro continua ad esserci, abbiamo diversi allievi e non vuole assumere nessuna connotazione professionalizzante. Nel nostro statuto però, per potersi poi associare è necessario aver fatto una analisi e un percorso approfondito in psicosocioanalisi di almeno 4 anni. Questo non professionalizza, ma permette la partecipazione ad Ariele e la possibilità di mantenere in esercizio un processo di formazione permanente.
Tornando alla mia presidenza, questa coincide con in momento in cui la COIRAG intende enfatizzare la parte cosiddetta psicoterapeutica, formalizzarla in un modello, e farsi riconoscere dal MURST come Scuola di specializzazione in psicoterapia. Noi avremmo voluto poter dare il nostro contributo originale alla scuola in termini non solo di sapere clinico relativo a individui e gruppi, ma anche a quello istituzionale. L'accento invece posto su una psicoterapia che ci sembrava che poco avesse a che fare con la nostra storia e con gli esiti della nostra ricerca ci fece inizialmente decidere per la nostra partecipazione alle attività dellassociazione COIRAG e non anche, direttamente, a quelle della Scuola, offrendo ugualmente in COIRAG il nostro contributo di pensiero.
Sostenevamo che noi avevamo una nostra scuola con connotazioni peculiari e pensavamo che fosse giusto che altri si dovessero impegnare in una scuola che si stava inizialmente strutturando solo per rispondere a domande daiuto.
Noi andavamo alla ricerca di una clinica che sapesse transitare dallindividuo, al gruppo, alle istituzioni e volevamo investire in questo campo le nostre energie. Più che metterci in una ottica di trasmissione di sapere, volevamo continuare a lavorare ricercando intorno a vari livelli dellesperienza umana.
Listituzione ARIELE era daccordo. Ora penso che probabilmente come leader rappresentavo lesigenza di tenere insieme i due poli, quello dei clinici e quello dei formatori. Per questi ultimi questa scuola così impostata esclusivamente per la formazione di psicoterapeuti sprovvisti di competenze istituzionali e in cui non erano previsti spazi istituzionali in cui poter apprendere queste competenze, non suscitava alcun interesse. Ci si chiedeva se mai in COIRAG si sarebbe posta la domanda circa la competenza clinica dello psicoterapeuta nei contesti di lavoro e una domanda sul futuro, sulle nuove professioni. Negli anni successivi le cose sono evolute; questa attenzione si va affermando e ad esempio ogni volta che faccio lezione agli allievi COIRAG, questi chiedono con insistenza come si fa un progetto, che altre modalità di intervento si possono proporre, che non rispondano esclusivamente ad una domanda di cura, ma per esempio quale prevenzione sia possibile anche in contesti non di cura. Queste domande mi vengono fatte ogni volta che faccio lezione e questa diventerà sempre più unesigenza formativa. I due presidenti successivi Cassani e Patruno raccolgono opinioni diverse circa il nostro ingresso nellattività della scuola Coirag, Ariele quindi non sarà solo consociata COIRAG, ma proporrà un proprio training in psicoterapia di gruppo.
Cosa vuol dire allinterno della vostra associazione questo cambiamento di orientamento e che ripercussioni ha sul gruppo di Ariele? Quali confronti, scontri, scambi, opposizioni? Tu lo hai personalizzato attraverso la successione dei presidenti, ma cosa accade anche al gruppo?
Penso che gli anni successivi alluscita di Gino Pagliarani dallAssociazione siano stati caratterizzati dalla necessità di riparare questo lutto, che si è espresso con un intenso lavoro di ricerca. Indipendentemente dal denaro e dai ruoli ci riunivamo a leggere e a rileggere testi che consideravamo necessari alla definizione di una nostra specificità. Oppure venivano convocati cerchi interni, giornate di lavoro, durante le quali ci scambiavamo esperienze anche molto significative di lavoro, di ricerca, di riflessione. Prima di decidere di ritirarsi Pagliarani ci fece conoscere una psicoanalista argentina amica di Resnik che introduce al pensiero della scuola di Buenos Aires. Questi libri ancora poco e mal tradotti ci permettono di scoprire dei compagni di strada, altre fonti di proposte di possibili interventi nel sociale, di letture di situazioni istituzionali con una lente diversa da quella che avevamo adottato fino a quel momento. È prevalentemente di matrice kleiniana con Bleger, ma con Pichon Riviere cominciamo ad intravvedere aperture, collegamenti con altri punti di vista, con un linguaggio che si apre ad altre letture possibili, senza paura di perderci.
Sono stati anni di grande lavoro, consapevoli che il leader ci aveva lasciati e ci potevamo sforzare di continuare questa impresa da soli. Però i motivi per i quali Gino se nera andato rimanevano insoluti e questo è un elemento difficile da affrontare. Esistono comunque in ogni associazione gruppi il cui obiettivo di collaborazione è quello di capire come utilizzare le eventuali scoperte della ricerca comune ed altri che collaborano animati da una passione di scoperta e forse anche di piacere di lavorare insieme e poi queste scoperte costituiscono comunque fonte di guadagno, di affermazione professionale. Da un certo punto di vista il risultato è lo stesso, ma i sentimenti in gioco sono diversi e si riversano sui risultati. Mentre cè chi va nel bosco per prendere funghi e questo è il suo unico obiettivo, cè anche chi va nel bosco, e trova dei funghi. Una e che fa una grossa differenza, se il paragone è chiaro. Questo però è presente in tutte le istituzioni. Verso la fine degli anni ottanta escono dei libri; era già uscito Il coraggio di Venere di Pagliarani, poi uscirà il Glossario di psicoterapia progettuale scritto dai terapeuti del gruppo di supervisione di Gino Pagliarani. Il pensiero della scuola di Buenos Aires diventa più noto e apprezzato nella nostra istituzione e influenza, soprattutto con il concetto di atto trasformativo, sia la prassi clinica che quella formativa. Allo stesso modo si studia il pensiero degli autori che si occupano della cosiddetta complessità. Ma questo è un discorso di tipo teorico che faremo unaltra volta mentre adesso il nostro dialogo voleva essere più di tipo storico.
Negli anni 90 la biforcazione tra scuola di psicosocioanalisi di Ariele e il training di Ariele per la Scuola della Coirag si fa più ampia. Si amplia la differenza in termini di confronti e progetti tra quelli di noi più a contatto emotivo e intellettivo con i colleghi della Coirag e i soci di Ariele che si occupano della scuola di psicosocioanalisi. È come la biforcazione di un fiume. Alcuni da un lato ed altri che continuano una loro strada. Entrambe queste anime non riescono più a confrontarsi su cosa hanno in comune, che forse è ancora molto, e probabilmente anche importante, ma non si riescono ad affrontare stereotipi ormai consolidati. Non riescono ad incontrarsi, per i tempi che sembrano diventati sempre più stretti, lanima psico e quella consulenziale.
Noi psicoterapeuti finiamo per occuparci di più degli allievi Coirag che scelgono il training in psicosocioanalisi di Ariele perché colgono laspetto interessante della nostra proposta e una competenza importante per chi lavorerà come psicologo e psicoterapeuta nel futuro. Gli altri, sullaltra sponda, continuano a non sentirsi implicati in una scuola per psicoterapeuti operando quella scissione tra domande daiuto, individuale, gruppale e istituzionale che è così difficile da superare anche allinterno della COIRAG. Questa suddivisione inizia a svilupparsi negli anni 90, ed è molto forte, perché diventerà anche generazionale. Forse non tanto marcata da un punto di vista anagrafico, però anche di questo si tratta. Gli psicoterapeuti sono da più tempo in Ariele, i più giovani si occupano per lo più della proposta psicosocioanalitica nella sua applicazione solo istituzionale.
La mia specificità di Presidente attuale, un po per elementi del mio carattere o per competenze che mi vengono attribuite, sarà quella di tenere insieme queste tendenze opposte, e lo si può fare solo attivando momenti di confronto. Per esempio ripensare insieme ai gruppi operativi; un tema trasversale ai vari ambiti di applicazione ad approccio clinico. Però si apre subito un interrogativo: quale formazione per la conduzione di un gruppo operativo?
E poi forse al di là degli aspetti teorici e tecnici ci sono degli aspetti generazionali di emancipazione rispetto ad una associazione, allappartenenza ad uno stesso gruppo. La collocazione in Coirag modifica dei processi anche evolutivi, fisiologici. Tu hai collocato anche socialmente e culturalmente i vari momenti dellassociazione.
Mi incuriosiva poter continuare questa connessione, anche se procedere per tranches decennali, è una semplificazione. Credo che ci sia stato un allontanamento dalla politica, dalla partecipazione alla politica. Anche se abbiamo fatto vari convegni: ad esempio uno sulla Solidarietà e un altro su "Quale apprendimento per la Polis." Penso invece che lapplicazione della nostra modalità di intervento negli anni 80 sia stata possibile più in alcune istituzioni: l'industria per esempio. Luoghi che potevano sembrare poco disposti ad un lavoro di questo tipo dimostrano invece negli anni 80 attenzione a proposte di revisione e riprogettazione dei loro sistemi di funzionamento. Viceversa, nelle istituzioni pubbliche, ambito un tempo privilegiato della psicosocioanalisi, linteresse e quindi gli interventi sono scarsi. Le banche possono proporre una formazione indirizzata allapprendimento di meccanismi relazionali che influenzano i processi, al contrario, quale istituzione che cura investe soldi e tempo nella ricerca di una modalità più sana di raggiungimento del suo compito primario?
Naturalmente linterlocutore pubblico non è sempre così sordo, per cui sono stati fatti anche alcuni interventi importanti. Sono stati anni più dedicati alla teoria, gli anni tra la fine degli 80 e gli anni 90 in Ariele. Forse è stato opportuno: ci siamo anche rafforzati culturalmente. Abbiamo coniugato, ancora più di quanto non accadesse prima, saperi diversi, alla ricerca di un comune denominatore, che fosse anche un rafforzamento istituzionale.
Cè un forte rispecchiamento sociale, vuole dire che in qualche modo cè un movimento complesso di cui facciamo parte, di cui lassociazione ovviamente fa parte.
Io non sono presidente in quegli anni. La mia presidenza si conclude con la ricerca sul Controtransfert istituzionale in Ariele, una ricerca com-plessa sia sul piano dellesperienza emotiva che sul piano della ricerca scientifica. È stato poi pubblicato un libro su questo intervento interno ad Ariele. Poi sono rimasta un po defilata, anzi ho lasciato alla fine anche il gruppo di ricerca che conducevo con Andrea Basili, a vari livelli di lettura del funzionamento gruppale.
Sei stata defilata finchè non sei stata richiamata...
Recuperarmi come presidente è dovuto alla fantasia che si possa fare evolvere felicemente questo processo di confronto. La scuola di psicosocioanalisi è molto richiesta. Credo che COIRAG possa essere un buon elemento socioanalizzatore, che mobilita il campo, forse obbligandoci a continuare anche la ricerca su noi stessi. Per esempio dovremmo chiederci come è successo che in COIRAG siamo così decisamente connotati come consulenti e formatori per questa nostra conoscenza e competenza del lavoro a livello istituzionale. Per cui non si sa perché laspetto di competenza terapeutica, che comunque ci connota, diventa in COIRAG meno rilevante mentre in ARIELE viene percepito invece come eccessivo. Forse un po lo abbiamo giocato noi, forse come difesa, ma anche è una stereotipia degli altri.
Ci vorrebbe una visione più ampia circa la nostra identità di esperti di funzionamento gruppale e anche, e questo è un discorso che riguarda tutta la COIRAG, una rinnovata volontà e capacità di riuscire a coniugare originalità e appartenenza. Questa è la sfida iniziata negli anni 90 e che prosegue nel 2000, di Ariele ma anche di altri ambiti di lavoro e di ricerca. Non so se ci riusciremo.
Non credo che nessuno di noi possa averne idea, navighiamo a vista tra lappartenenza e linternazionalità
E non a caso Coirag pensa ad un Centro Studi e Ricerche che ha espresso questa esigenza. Sarebbe bello ora che una nuova costituzione nascesse dallespressione e dallesigenza , non più di singoli, non più con una paternità carismatica, come molte Associazioni, ma come la fondazione di più fratelli, di più gruppi. E allora le scelte che verranno fatte in base a progetti, a vicinanze che si strutturano in vista di un progetto comune, ci permetteranno di conoscere linsieme Coirag in modo dinamico e trasversale. Ora stiamo cercando di individuarci, di conoscerci, anche attraverso queste interviste, come Associazioni. Questo è necessario adesso, poi con una modificazione statutaria, insieme alle appartenenze associative ci potranno essere contatti anche diversi e altri terapeuti potrebbero trovare interessante fare ricerca anche negli ambiti proposti da Ariele e viceversa.
Ritornando ad Ariele, loperatività del training ha significato quindi modificazioni interne. Abbiamo riconosciuto ad Aurelia Galletti e ad Ermete Ronchi il grande lavoro fatto per la Scuola e quindi Brescia è stata indicata come la sede del training di Ariele in Coirag. Ma questo significa una ulteriore spaccatura tra i giovani che transitano in Ariele: gli psicoterapeuti a Brescia e coloro che frequentano i percorsi di formazione in psicosocioanalisi, a Milano.
Abbiamo per ora pensato di farli incontrare in situazioni diverse, in situazioni che permettono il confronto nel fare, gli allievi man mano che si formano e i terapeuti che possono essere interessati a lavorare su più livelli di esperienze cliniche.
Quale è il pensiero di Ariele rispetto alla necessità e alla possibilità di una aggregazione di nuove persone?
Ha senso che vengano ammesse. Ma ammesse come e perché? È come chiedere a dei figli di restare con te? Una istituzione deve proporre modelli di crescita, a sé e ai nuovi membri. Temo che la fatica sia trovare una formula che sia contemporaneamente unopportunità e non un vincolo. Quindi lex allievo deve sentire vantaggioso un transito in Coirag. Certo che esistono differenze tra le Associazioni, con statuti e regolamenti diversi, che dovranno essere studiati e confrontati. Ma è necessario che si instauri un pensiero di vantaggio reciproco nellincontro tra differenti pensieri, differenti generazioni. In un clima di sano scambio, i miti più primitivi di inglobamento, di incorporazione che qualche volta aleggiano nei giudizi severi di certi giovani che si sentono incastrati, anziché allevati, non avrebbero più significato.
Credo che alcune decisioni prese recentemente in Coirag che cominciano a delimitare le sovrapposizioni di ruoli (allievi-pazienti; allievi in supervisione-pazienti) vadano nella direzione di un ripensamento circa il modello di crescita.
Qual è laccesso alla vostra associazione?
Certamente unanalisi personale e un percorso psicosocioanalitico. Poi però è previsto dal Regolamento che si diano ore di lavoro e ricerca ad Ariele. Listituzione del tutor è uno dei modi che utilizziamo come lavoro interno necessario alliscrizione e questa è anche una occasione di apprendimento. Questo è un vincolo anche per tutti i soci.
Una specie di anno propedeutico allAssociatura. Tu sottolinei molto quello che lindividuo deve dare allassociazione, sottolinei una sorta di iniziazione allappartenenza, questo ha un corrispettivo o se non ce lha che senso può avere, con quello che lassociazione garantisce alla creatività o alla possibilità di fare dei progetti individuali e in quali luoghi?
Per quel che riguarda Ariele, credo che la partecipazione al lavoro co-mune può essere vissuta come un immaginario ma qualche volta reale tramite per un lavoro. Però è un momento evolutivo. Mentre un tempo in Ariele, insieme a luoghi di supervisione era possibile individuare momenti di condivisione con soci anziani rispetto a progetti di interventi nelle istituzioni. Questo era il vantaggio di apprendimento, allora. Adesso non è frequente e bisognerà inventare qualche cosa che sia imparare facendo. È più difficile trovare opportunità di collaborazione. Il dare dei giovani ha bisogno di un nuovo pensiero circa quello che significa il ricevere. Inoltre le generazioni degli anni 90 sono anche segnate da delusioni: mi capita di sentire racconti di sfruttamento in situazioni lavorative da parte di giovani psicologi, che nella mia vicenda lavorativa non esistono. Quindi è necessario che sia capita e condivisa questa idea di bottega e non di sfruttamento. Ci sono situazioni di grande brutalità istituzionale e mi hanno raccontato di Agenzie formative che non pagavano questi giovani nemmeno quel poco che era stato pattuito. Io credo che non possiamo prescindere mai dalle esperienze, dal contesto da cui provengono e andranno a lavorare i giovani di oggi.
Questo può essere interessante anche rispetto a dove andranno le associazioni o quale garanzia di identità hanno dato fino ad adesso, di identità professionale.
È necessario pensare ad una identità diversa e ci può aiutare pensare a come si aggregano i sistemi complessi.
Credo che abbiamo toccato tutti i punti: la storia dellassociazione, il bisogno di fondarsi e di incontrarsi, libridazione dei background
Credo che il discorso dellibridazione ci interessi molto, è una parola del gergo di Ariele. Abbiamo sempre cercato oltre la nostra fondazione teorica e tecnica. Anche la psicoanalisi si sta confrontando con degli oltre e forse non è così difficile se si accetta che possano convivere affermazioni conclusive ma anche aperture ad altri significati possibili. Io continuo a pensare che il punto di vista psicoanalitico aiuti moltissimo a vari livelli di interventi di aiuto, ma altri saperi mi possono offrire lenti con cui guardare e capire lesperienza umana.
Bisognerebbe avere lumiltà di collocarsi anche in una posizione decentrata
Quello psicoanalitico è un sapere locale, allinterno di una teoria più generale dellapprendimento. In tutte le aggregazioni cè una parte dura che si attesta in verità parziali, disconoscendo i vantaggi di aperture. Il caleidoscopio dei saperi può essere un pensiero nascente.
Milano, 11 marzo 2000, su un piacevole terrazzo in una luminosa giornata.