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LIBRI E CONVEGNI REALIZZATI CON LA COLLABORAZIONE
DIRETTA DEL CENTRO STUDI E RICERCHE COIRAG
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7. Intervista a Renato de Polo Presidente APG
di Ugo Corino
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LAPG sorge da un gruppo riunitosi nel 70-75 intorno a Vanni; era un gruppo di colleghi amici e conoscenti, quasi tutti psicoanalisti della SPI.
Vanni, anchegli psicoanalista SPI, era allievo di Fornari e insegnava allUniversità Statale di Milano. Cerano, poi, Luisa Balestri, Luisa Vi-sconti Borghi, Elena Schiller, inizialmente anche Antonio Imbasciati, Mina Arrigoni Scortecci e altri.
Vanni era il leader di un gruppo di persone che avevano notevoli qua-lità sia dal punto di vista clinico che dal punto di vista teorico. Avevano cominciato ad apprendere lanalisi di gruppo dopo un training in psicoanalisi individuale. Vanni è stato lispiratore del gruppo anche dal punto di vista formativo.
Quando nasce come associazione?
Nel 79. Nasce come formalizzazione di qualcosa che già esisteva da quasi dieci anni. Nel frattempo, si erano aggregati anche altri (io stesso intorno al 75, Silvia Corbella e Carlo Zucca intorno al 76, Marica Sacchi, Alessandro Silva, Gianmarco Pauletta). Carlo Zucca aveva già preso contatto con Vanni intorno al 70-71, ai tempi della specializzazione in psicologia, perché aveva fatto con lui un breve training in psicoterapia di gruppo.
Di significativo in questi primi dieci anni, cè stato il complesso rap-porto con la psicoanalisi. Rimane nella memoria storica che, intorno al 1974, quando il gruppo degli analisti di gruppo si riuniva al Centro Milanese di Psicoanalisi il Direttivo del Centro decise di non concedere più la stanza per le riunioni.
Furono invitati a riunirsi fuori dal Centro Milanese di Psicoanalisi, perché questo rivolgeva la propria attenzione allanalisi individuale e non a quella di gruppo, che era allora considerata un po come un sottoprodotto terapeutico, come daltra parte tutte le psicoterapie.
Oggi non è più così?
Oggi è diverso, sebbene il metodo analitico individuale sia sempre con-siderato il "top" delle possibilità di esperienza terapeutica. La diversità rispetto al passato sta nel fatto che lattenzione ai pazienti gravi costringe a considerare in modo diverso lutilità dei metodi gruppali.
Inoltre molti psicoanalisti, in particolare coloro che sono stati allievi di Corrao allinterno della Associazione denominata precedentemente "Il Pollaiolo e che sono molto presenti nella SPI, si occupano di gruppi di pazienti. Larea di psicoanalisti della SPI che si occupa di gruppi tende inoltre ad ampliarsi progressivamente anche al di fuori del registro teorico bioniano.
Ritornando alla nostra storia, intorno al 79 si sentì lesigenza di for-malizzare la nostra aggregazione gruppale.
Quanti eravate quanti siete ora?
Allora eravamo una quindicina. Lesigenza di formalizzazione derivò dal fatto che cominciavano ad esserci allievi. Si voleva formalizzare il training che di fatto si era già realizzato. Una volta avvenuta questa formalizzazione, direi che non ci sono state particolari novità.
Ora compresi gli allievi APG, ed esclusi quelli della scuola COIRAG, siamo 60 circa.
Quale struttura vi siete data?
La divisione è tra soci ordinari, membri aggregati e allievi. Approssi-mativamente, 25 soci ordinari, 35 membri aggregati e una decina di allievi che stanno facendo il loro training.
Sono già psicoterapeuti a tutti gli effetti?
Sì.
E del training adesso avete una sezione a parte? Qualcuno che se ne occupa?
Sì certo; rientra nelle normali attività istituzionali. Cè un comitato di training che gestisce queste attività. Esso è costituito dal comitato direttivo dellAPG unitamente ad un gruppo di docenti riconosciuti. Ad esempio, cè un gruppo di colleghi che fa parte del comitato con il ruolo di supervisori, corrispondente alla qualifica di didatti in altre associazioni.
Tramite quale processo interno?
Cè una regolamentazione per quanto riguarda laccesso a queste fun-zioni: aver avuto degli osservatori in gruppo, aver condotto i seminari per il training oppure aver avuto una particolare produzione scientifica, unitamente ad almeno cinque anni di anzianità nellassociazione.
I supervisori sono nominati dal comitato di training. Una volta che hanno i requisiti, si candidano al comitato di training, che li elegge. Attualmente sono otto.
Per quanto riguarda il training APG lallievo, dopo aver superato tre colloqui di selezione, è tenuto per due anni a partecipare ad un gruppo te-rapeutico con il ruolo di osservatore partecipante. Contemporaneamente partecipa a seminari clinici teorici e ad un gruppo di discussione con altri colleghi sullosservazione che va sviluppando.
Dopo due anni di training lallievo, superando una selezione, può accedere alla possibilità di condurre un gruppo terapeutico con la supervisione di un supervisore APG per due anni; parteciperà inoltre ad un gruppo di supervisione condotto da un altro supervisore APG.
Al termine di 4 anni, lallievo presenta una relazione sul gruppo trattato con la supervisione per essere accettato come socio APG. Se la relazione viene approvata dal comitato di training, viene proposto al Comitato Direttivo che lo presenta allAssemblea per la votazione. Per accedere al training bisogna aver iniziato unanalisi individuale o di gruppo e aver realizzato due supervisioni individuali di due anni.
Quindi essere iscritti allalbo degli psicoterapeuti?
Ovviamente. Attualmente stiamo valutando come realizzare un percorso adatto ai diplomati della Scuola di Psicoterapia COIRAG che abbiano fatto una parte del training con noi.
E chi non lha fatto con voi?
È possibile essere accettati o come soci onorari, se si hanno particolari meriti scientifici, o come soci, se si è realizzato da altre parti un training qualificato (sino a diventare psicoterapeuti di gruppo qualificati).
Anche questa è una struttura molto gerarchizzata
Queste strutture sono nate negli anni 70 confrontandosi con le strutture delle società psicoanalitiche ufficiali ma con il proposito di evitare la loro rigidità. Lintenzione era (e lo è tuttora) quella di avere delle persone che fossero seriamente formate.
Le differenze rispetto alle strutture psicoanalitiche ufficiali sono evi-denti: la nostra struttura non è di tipo endogamico, avendo tendenzialmente delle aperture esogamiche importanti. Lallievo, infatti, non è costretto a fare lanalisi solo con soci dellassociazione.
Per laccesso al training noi richiediamo che ci siano già state (o siano in atto) delle supervisioni con psicoterapeuti esterni. Solo la supervisione sulla conduzione del gruppo e la partecipazione come osservatore al gruppo sono interne (cioè effettuate con soci APG).
E la scuola Coirag come si inserisce? Diventa un aspetto dirompente, ossia modifica vecchi equilibri, ridà vita a vecchie tradizioni?
È nata da alcuni che avevano un particolare interesse a questo tipo di esperienza anche se successivamente è stata riconosciuta come un patrimonio molto significativo da tutta lAssociazione.
Ma perché pochi? Perché pochi vi hanno aderito? Come si è deciso chi coinvolgere per la scuola COIRAG?
Allora ero vice presidente e ho fatto una proposta per quanto riguarda la organizzazione della scuola. Essa prevedeva, tra le altre, due funzioni didattiche continuative, date le critiche costanti che in altre scuole venivano rivolte allinsegnamento frammentato che si realizzava in altre scuole. Ho pensato che i buoni risultati di una scuola dipendessero dalla capacità di realizzare una struttura che avesse docenti disposti a dedicare un impegno continuativo per tutto lanno. Pochi hanno offerto questa disponibilità.
Dipendeva dagli equilibri interni che avevi, perché altre associazioni invece hanno dovuto fare la distribuzione dei pani e dei pesci...
Sì, probabilmente ci sono state anche contingenze fortunate; mi è stata affidata allora la funzione di responsabile di training che mi ha permesso di organizzare il training APG della scuola Coirag utilizzando sia lesperienza di formazione che avevamo collaudato precedentemente allinterno dellAPG, sia le esperienze che avevo personalmente sviluppato in altre scuole di formazione di psicoterapia psicoanalitica. Lidea di base è stata quella di fornire una didattica che avesse come sua matrice clinico-teorica il modello psicoanalitico tenendo però conto dei suoi sviluppi in ambito gruppale ed anche avendo ben presente le sue trasformazioni avvenute a partire dagli orientamenti cosiddetti relazionali ed interattivi. I filoni didattici che reggevano la trama dellapprendimento erano e sono il gruppo di psicodinamica, il gruppo di supervisione e losservazione partecipante, corredati da insegnamenti più specifici di tipo clinico e teorico.
Cerano due possibilità: avere troppa gente o troppa poca
hai avuto fortuna oppure...
Sapevo che la situazione era fortemente cambiata rispetto al passato: un tempo il leader dellassociazione, in quanto tale, otteneva facilmente ladesione alle proprie proposte; mentre allora ognuno di noi aveva già raggiunto una certa posizione professionale ed era impegnato in altri settori. Insomma, non aveva più fame di lavoro e non cercava più un riconoscimento istituzionale. Pertanto, quando è nata la Scuola Coirag, che si presentava piuttosto impegnativa e coinvolgente, ci siamo resi conto che non avremmo potuto contare su molte forze disponibili! In particolare la richiesta di una presenza didattica continuativa, come già detto, non incoraggiava la partecipazione. Occorre anche non sottovalutare che linteresse ad una scuola emanazione della Coirag non era per nulla diffuso, stante inoltre che la partecipazione alla Coirag riguardava solo alcune persone.
Anche i vostri allievi sono sempre più giovani?
In genere sono giovani sui 27 30 anni e con poche esperienze. A volte capita di trovare qualche persona di maggiore età e con una maggiore esperienza, come questanno; ma normalmente la maggior parte degli allievi è dotata di scarsa esperienza. Sarebbe interessante realizzare unanalisi sulla tipologia dei nostri allievi, perché per esempio lanno scorso (1997) abbiamo avuto poche persone ma di qualità notevole. È probabile che le incertezze per quanto riguarda la validità legale della scuola abbiano giocato come un filtro selettivo.
Qui lassociazione continua a fare un po vita a sé rispetto alla scuola?
Il legame tra associazione e scuola è determinato dal fatto che, essendo presidente dellassociazione, sono anche responsabile del training. Ma non si può certo dire che lassociazione dimostri ancora un particolare interesse alla Coirag e quindi anche alla sua scuola.
Quanto resta in carica il presidente?
Due anni più due anni rinnovabili. Io sono al terzo anno.
Quindi hai già il problema della successione?
Ho il problema della successione contemporaneamente al problema di una persona che si sia resa conto che la partecipazione alle istituzioni nei tempi attuali è diversa rispetto ad una volta. Io penso sia necessario un piacere particolare per dedicarsi ad un impegno che comporta un carico di lavoro sempre più pesante.
E il futuro dellassociazione?
Secondo me sopravviveranno solo le grandi associazioni, quelle che sapranno creare delle reti interattive molto articolate, diversificate e ampie, che sapranno chiarire bene il proprio modello, anche qualora esso sia complesso e preveda al proprio interno lesistenza di specializzazioni diverse. Unassociazione solo gruppale a parer mio non ha attualmente molto respiro rispetto ad una che si occupa di gruppi, di analisi individuale, di formazione a livello sociale, ecc. Vedo il futuro aperto ad associazioni che si presentano con una propria identità, ma articolata in rapporto a funzioni diverse e a richieste sociali diversificate.
Anche come attività produttiva verso lesterno? Come unimpresa?
Attualmente alcuni di noi parlano di associazione-azienda di scuola-azienda pensando che sia il nostro destino. Personalmente non lo credo perché non abbiamo una mentalità di tipo commerciale, inoltre le nostre associazioni perseguono finalità che non coincidono tout court con le finalità di profitto tipiche di unazienda. Ma, sia pure rispettando determinati requisiti tipici di unassociazione scientifica, non possiamo più sottovalutare gli aspetti commerciali. In particolare ci vogliono persone che sviluppino anche unattitudine manageriale.
Per questo motivo penso che sarebbe importante promuovere un gruppo di studio sugli aspetti istituzionali ed economici delle nostre associazioni, uno studio che si occupi del problema manageriale. Noi sappiamo grosso modo quali sono gli schemi migliori per quanto riguarda la gestione dellassociazione, ma in modo ancora troppo approssimativo.
Sul piano culturale? Qual è lesigenza di unassociazione come la tua rispetto al centro culturale di cui tu sei il segretario? Anche perché, se capisco bene, voi avete una vostra vivacità interna; qual è il bisogno di una vivacità COIRAG rispetto ad una vivacità APG?
Credo che il discorso fondamentale, che generalmente si evita di af-frontare, riguardi il rapporto di tutte queste nostre associazioni con il movimento psicoanalitico. Qualunque sia il loro orientamento, hanno tutte in comune una radice psicoanalitica su cui non si è riflettuto abbastanza. Il nostro compito diventa allora, mantenendo le differenziazioni che sono nate con il tempo, quello di creare una realtà culturale che abbia riflettuto sulle origini e che inauguri un campo di riflessione adeguato alle esigenze più moderne, dove il problema del trattamento dei cosiddetti casi gravi assume un rilievo importante, perché costringe a rivedere i metodi più tradizionali. In particolare costringe lo psicoanalista a uscire dalla stanza danalisi e a valorizzare metodi come lanalisi di gruppo o lintervento nelle istituzioni (formazione degli operatori, supervisioni di gruppo, gruppi di psicodinamica, ecc.), che precedentemente rientravano con una certa difficoltà nella competenza psicoanalitica riconosciuta.
Credo che attualmente come gruppisti siamo in grado di proporre un ambito che può permettere uno sviluppo anche alla psicoanalisi tradizio-nale. Dal punto di vista culturale, abbiamo il compito di realizzare un momento dialettico che vada al di là del passato; sia di quello in cui noi ci riconosciamo, sia di quello da cui noi ci siamo diversificati.
Dal punto di vista sociale è impressionante come la società non utilizzi pressoché nulla del colossale contributo che potrebbe dare la psicoanalisi nelle sue versioni più moderne (lanalisi di gruppo, la gruppoanalisi, lanalisi istituzionale). Dobbiamo però stare attenti ed evitare di scivolare verso un sociologismo che ci porterebbe indietro, oppure di scivolare verso la creazione di modelli bizzarri, ossia non inseriti in una storia. Nella pratica, si rischia di ricadere nel sociologismo prepsicoanalitico quando, il tentativo, pur legittimo di superare i modelli tradizionali, dimentica ciò che è stato portato dalla rivoluzione psicoanalitica.
Credo di aver capito un po di più, ma cosa pensi rispetto ai soci APG, e al rapporto tra Centro culturale e APG?
Lavevamo chiamato Centro culturale, ma poi abbiamo optato per Centro Studi Ricerche. Per quanto riguarda i soci APG, penso che potrebbe essere rivitalizzante, nel senso che è unarea dove possono raccogliersi anche frange culturali disperse difficili da recuperare al livello delle associazioni originarie.
Questo perché la COIRAG ha unidentità ancora inesistente?
Dire inesistente sarebbe ingiusto. È ricca, ma troppo variegata. Penso che la COIRAG abbia avuto una specifica difficoltà nel mettere al centro dellattenzione il fatto che ci sono delle differenze notevolissime tra le OC e persino al loro interno. Un Centro studi che rilevi le differenze tra i diversi modelli e che cerchi comunque di studiare qual è lunità presente sottesa a queste differenze è ed è stato un momento importante nella vita istituzionale, anche perché può funzionare come contenitore di conflitti. Perché cè ununità; ma questa deve essere studiata a partire dalle differenze. Capita che nascano conflitti quando si vuole forzare lunità istituzionale. È quindi necessario studiare le differenze per recuperare ununità.
E tra identità professionale e appartenenze istituzionali?
Credo che attualmente ci sia scarsa conoscenza per quanto riguarda la nostra professionalità. Bisognerebbe fare un lavoro minimale per sapere che cosa fa uno e che cosa fa un altro.
Cè una conoscenza reciproca molto bassa...
Dal punto di vista professionale sì. Casualmente si sa che uno si occupa di gruppi specifici. Ma cosa vuol dire "si occupa"? Li va a vedere? Li conduce? Quelli che lavorano allUniversità fanno anche attività clinica? Linformazione reciproca è un compito da sviluppare con molto impegno.
Questo problema cè allinterno della tua associazione?
Almeno in parte sì, dato che i modelli di intervento gruppale sono di-versi: psicoanalitici, interattivi, gruppoanalitici.
E nelle altre?
Non è facile rispondere anche se alcune, per esempio Ariele o la Sipsa utilizzano modelli di intervento professionale più omogenei (il gruppo operativo in Ariele, lo psicodramma psicoanalitico nella Sipsa).
Voi avete, per esempio, dei contenitori di discussione casi, di verifiche incrociate...?
Sono attività che, a livello associativo, si sono realizzate solo in parte. Per esempio, siccome la nostra associazione è sorta a partire da aggregazioni derivate da diversi leader carismatici, mettere insieme un gruppo di discussione sui casi che avesse queste ombre non era facile.
I seminari clinico teorici mensili hanno però permesso una certa verifica reciproca, oltre che i diversi convegni che abbiamo promosso.
2 marzo 1998