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LIBRI E CONVEGNI REALIZZATI CON LA COLLABORAZIONE
DIRETTA DEL CENTRO STUDI E RICERCHE COIRAG
materiali online
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4. Intervista a Claudio Merlo Presidente SIPsA
di Ermete Ronchi
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Note storiche e contesto socio-culturale all'origine della SIPsA
Lassociazione SIPsA nasce in modo informale nel 1968. In quegli anni i manicomi erano strutture ancora ben presenti sul territorio nazionale e dipendevano dal Ministero di Grazia e Giustizia. Erano gli anni in cui era in atto una profonda trasformazione del concetto stesso di malattia mentale e molti fermenti e cambiamenti erano attivi a più livelli. A livello di Ministero di Grazia e Giustizia nacque in quegli anni un progetto di aggiornamento professionale rivolto agli operatori manicomiali. Il Ministero affidò a due francesi, Paul e Gennie Lemoine, lincarico di curare un intervento a largo raggio in più città italiane. Furono loro a introdurre in Italia il modello psicodrammatico come strumento di lavoro utilizzabile dagli ex operatori manicomiali in nuovi contesti. Il riferimento teorico era a J. Moreno e agli sviluppi di quel particolare tipo di pensiero nato a Vienna attorno agli anni 20, in particolare a una rivisitazione di Moreno alla luce del pensiero di J. Lacan.
Occorre ricordare che lintroduzione di metafore teatrali utilizzabili come risorsa per comprendere e gestire le dinamiche psichiche percorre gran parte dellopera S. Freud. C. Merlo, nell'intervista, ricorda come "Freud non riuscì a leggere nelle originali intuizioni di Moreno qualcosa di affine al proprio campo di indagine e d'altra parte Moreno si oppose per tutta la vita a voler riconoscere una qualche parentela con la psicoanalisi, anche se a ben vedere Moreno altro non fa che distendere nel qui ed ora del gruppo il teatro della mente che Freud aveva descritto". Così Moreno e Freud proseguirono su percorsi di ricerca e di sviluppo di modelli di pensiero vissuti da entrambi come sostanzialmente alternativi. Moreno lascerà Vienna si recherà negli USA; in questo nuovo diverso ambiente culturale le sue idee incontreranno laudience e il successo che la Vienna di Freud gli aveva offuscato. Successivamente, il pensiero di Moreno rientrerà poi in Europa creando un importante punto di riferimento in Francia proprio ad opera di psicoanalisti. A Parigi, verso la fine degli anni '40 si era infatti formato un gruppo di studio e di utilizzo in chiave clinica dello psicodramma detto appunto analitico.
Il reciproco mancato riconoscimento tra psicoanalisi e psicodramma da una parte si configurò come un limite ma anche come risorsa. Fu limite in quanto nella comunità terapeutica moreniana europea tendevano a formarsi fastidiosi "fantasmi"; lo psicodramma era sì considerato un metodo di cura della "psiche" ma era anche vissuto dai più come figlio non riconosciuto di un modello più nobile che in quegli anni coincideva con la psicoanalisi ("i bastardi della psicoanalisi" ricorda con una battuta C. Merlo). Quel mancato riconoscimento fu al tempo stesso risorsa in quanto il pensiero di matrice psicodrammatica potè muoversi in termini di ricerca con buona flessibilità e ridotti limiti di campo rispetto al pensiero di più stretta osservanza psicoanalitica. Il problema non era nuovo; anche autori di matrice più strettamente psicoanalitica trovarono infatti, in quegli stessi anni, seri ostacoli nel loro tentativo di sviluppare pensieri e approcci evolutivi anche allinterno della psicoanalisi stessa (ad esempio S. Ferenczi, M. Klein, T. Burrow, il Bion dei gruppi). Questi eventi provocarono interessanti dinamiche istituzionali nellambito della psicoanalisi ufficiale generando da un lato disagi diffusi e dallaltro il progredire della ricerca, soprattutto di quella in campo gruppale. Tuttavia lesito fu che, ancora negli anni settanta, luso del "gioco" e della "gruppalità" intesi come risorse utilizzabili in campo psicoterapeutico, continuavano ad essere visti con sospetto dalla cultura psicoanalitica europea e potevano essere adeguatamente tollerati solo se esplorati operando ai suoi margini. Come sappiamo non in tutte le parti del mondo le cose andarono in questo modo: in altri contesti culturali, ad esempio in Argentina, gioco, gruppo e attenzione alle dimensione sociale e istituzionale, avevano invece trovato maggiore cittadinanza ben dentro il campo psicoana-litico.
Lapproccio psicodrammatico che fa da background culturale al mo-dello SIPsA e che ora vedremo più in dettaglio, arriva quindi in Italia portandosi in eredità le vicende storiche e le dinamiche dei "padri fondatori", arricchite dagli esiti dalla ricerca francese ad approccio lacaniano (Lemoine) e più legato allIPA (D. Anzieu). Per le ragioni storiche appena ricordate, in Italia, il primo utilizzo del modello psicodrammatico è in campo formativo: dal 1969 al 74, numerosi psichiatri e psicologi avevano infatti frequentato proprio i corsi curati da Paul e Gennie Lemoine sia in Italia che a Parigi presso la S.E.P.T. A partire dal 1971 sotto questa sigla molti psicologi e psichiatri cominciarono ad operare anche in Italia.
I Lemoine ricorda C. Merlo - venivano in Italia con periodicità di un week end al mese e, spostandosi di città in città, andavano incontrando e formando operatori provenienti da varie parti dItalia. I primi psicodrammatisti operanti in Italia erano quindi operatori delle istituzioni e proprio in quellambito iniziarono a sperimentare e a far evolvere questa innovativa tecnica-professione; in omaggio al pensiero moreniano, kleiniano e lacaniano cui questo sapere si ispirava il lavoro era gruppale ma il focus era posto in prevalenza sullindividuo. Per conseguenza in quei primi anni si operava in un contesto gruppale con un ascolto analitico, ma per offrire una restituzione dei vissuti di tipo individuale. In sostanza, quel primo modello invitava ad elaborare la frustrazione delle risonanze che gli eventi accaduti sulla "scena esterna" del gruppo producevano sulla "scena interna", individuale.
Fino a tutto il 1981 i riferimenti teorici e tecnici ruotano quindi attorno alla S.E.P.T. (Societé dEtude Psicodrammatiques Pratiques et Teoriques), società con sede a Parigi e con filiazioni ad esempio in Spagna, Belgio e Argentina. In Italia sorgono centri ad Alessandria, Torino, Udine, Roma, Bari, Pesaro, Firenze, Bologna e in altre città. I diversi approcci di analisi personale cui parallelamente si sottoponevano i vari psicodrammatisti italiani influirà poi sullo sviluppo del modello psicodrammatico italiano "piegando" nelle diverse sedi ricorda C. Merlo il modello iniziale e, contemporaneamente, facendolo evolvere sia in termini di tecnica che di orientamento teorico. Questultimo da originariamente "Lacaniano" si sviluppò più in termini "Junghiani", a Torino (G. Gasca e la sua scuola da un lato e Papa e Durelli che saranno tra i fondatori della S.I.Ps.A.), Bioniani, ad Alessandria (D. Miglietta e C. Merlo), "Lacaniano ma con sfumature originali" a Roma (E. Croce. L Mele) e così via.
In questo scenario di carattere generale la SIPsA Società Italiana per lo Psicodramma Analitico può essere immaginata come un'istituzione catalizzatore che a, partire dall'incontro (e scontro) di più pensieri fortemente differenziati ma accomunati dalle origini e dall'aver vissuto in una comune "famiglia" di emozioni, ha deciso di costituirsi come "gruppo" dandosi un obiettivo "operativo": promuovere lo psicodramma analitico e la cultura analitica in Italia. Va notato che in quel contesto storico il termine "psicodramma" non poteva che essere un contenitore ampio, in grado di accogliere storie, culture e modelli esperienziali simili e insieme molto diversi e quindi ad alto potenziale conflittuale. Utilizzando una chiave di lettura psicosocioanalitica a me cara, si potrebbe dire che il "compito" istituzionale che i fondatori han deciso di perseguire dando formalmente vita alla SIPsA era di fatto duplice: sul livello del "compito manifesto" l'obiettivo - visibile a tutti - era quello di promuovere lo psicodramma sia come strumento di formazione degli adulti sia come psicoterapia, e, sul livello del "compito latente", l'obiettivo - poco visibile ma altrettanto strategico - era quello di gestire e attraversare le emozioni e le dinamiche istitu-zionali che proprio il perseguimento del compito manifesto in quel modo definito, andava generando sul livello della gruppalità interna e quindi dell'identità istituzionale.
Nascita formale della SIPsA
La SIPsA nasce formalmente come associazione nel 1981; una società tra "fratelli" ricorda C. Merlo "figli" di quella particolare esperienza fondante che i Lemoine hanno reso possibile. Da associazione tra singoli professionisti - tra i fondatori vanno ricordati, Miglietta, Mele, Croce, Papa, Durelli, Roseo e Tonelli - la SIPsA si è andata nel tempo trasformandosi in federazione tra "centri" con una loro autonomia e differenziazione anche teorica e con un coordinamento nazionale in un primo tempo ubicato a Pesaro e successivamente ad Alessandria, sede in cui ha la residenza lattuale Presidente. La matrice teorica originaria proposta da Paul e Gennie Le-moine, i fondatori della S.E.P.T., è costituita dalla rivisitazione delle sco-perte di Moreno alla luce del pensiero Freudiano nella lettura di Lacan. Si tratta, originariamente, di un approccio psicoterapeutico "in" gruppo, anche se col tempo la cultura "di gruppo" ha permeato vasti strati dellassociazione.
Lincontro con la COIRAG
Laffiliazione alla COIRAG ricorda C. Merlo - è avvenuta nel 1990 e ha comportato significativi cambiamenti e assestamenti contrassegnati da una sorta di "moria" e di presa di distanza da parte di alcuni soci fondatori; contemporaneamente ciò ha creato nuove premesse per rendere possibile un importante ricambio generazionale. Lala lacaniana più intransigente si è orientata a lavorare con la scuola del campo freudiano di Roma. Si sono "persi" gruppi ad esempio a Udine e Pesaro e anche singoli soci che dichiaravano di non essere interessati alla "novità" COIRAG. Complessivamente da 160-170 iscritti su scala nazionale l'associazione è passata a 100-110. I centri formativi si sono concentrati a Torino, Alessandria, Bologna e Firenze Roma 1 e Roma 2 e Bari. Si tratta di centri attivi che tuttora lavorano, studiano e fanno seminari e ricerca.
In realtà ricorda ancora il Presidente della SIPsA negli anni '90 stavano solo venendo al pettine alcuni nodi che non si era riusciti fino ad allora ad affrontare in modo soddisfacente; ad esempio si pagava in parte il fatto che con le prime generazioni cera stato un notevole sviluppo nelle singole realtà locali, ma un basso livello di elaborazione complessiva dellesperienza a livello gruppale. A questo si aggiungeva poi il fatto che le prime generazioni erano un po stanche e da più parti si voleva fare intervenire la seconda generazione dato che questa portava con sé minore conflittualità.
La presidenza di Claudio Merlo
È in questa fase di trasformazione istituzionale che, dopo avere portato avanti una politica di stimolatore dellaggregazione e di rilancio dellidea associativa sul piano nazionale C. Merlo, profondo conoscitore delle vicende interne anche per aver diretto la Rivista della SIPsA "Area Analisi", si guadagna la fiducia "sul campo" e, nel 1994, viene eletto presidente della SIPsA. Riconfermato nella carica nel successivo rinnovo elettorale, a tuttoggi continua nel difficile lavoro di integratore di più istanze concorrendo a costruire e consolidare una più dinamica identità istituzionale. Sollecitato a dire qualcosa in più su questo argomento, C. Merlo ha portato vari esempi che consentono di cogliere come viene attualmente esplicato il suo lavoro di tessitura mettendo a punto, ridefinendo, rendendo meno frammentari e più attuali, alcuni elementi dellidentità istituzionale nazionale SIPsA che proverò a delineare aggregandoli attorno ad alcune strutture di significato.
Compito primario dellassociazione
Su questo punto il segnale che il presidente manda è molto chiaro: ri-lanciare un interesse forte per la cultura analitica in genere e in particolare di quella espressa attraverso lo strumento "psicodramma". Ciò significa puntare a studiare, promuovere, pensare, diffondere e formare a questo tipo di cultura avendo come interlocutori sia persone che istituzioni e in particolare listituzione scuola. I contesti da privilegiare quindi sono quelli terapeutici formativi e istituzionali.
Modello formativo SIPsA
Nell'avvicinarsi con l'intervista ai temi del modello formativo emerge chiaramente come l'affiliazione alla confederazione COIRAG abbia costituito un momento di svolta particolarmente importante e in grado di far emergere conflittualità "latenti" faticosamente sedimentatesi entro la cultura fino a quel momento "istituitasi" nella SIPsA. Prima dellavvento della Scuola COIRAG di specializzazione in psicoterapia di fatto non era nemmeno possibile parlare di modello SIPsA tanto questo era da un lato "scontato", ovvio, e dall'altro fondato su un sapere "custodito" dai didatti. Ricorda C. Merlo: "Esisteva un modello formativo consolidato comune, forte, fondato su una cultura di taglio analitico: lavvento della legge dello Stato sulla specializzazione in psicoterapia ha posto problemi che prima non cerano".
Ciò che con l'avvento della scuola COIRAG veniva messo in crisi era, sul piano "manifesto", liter formativo e, sul piano "latente", le relazioni profonde, interne-esterne e quindi il vissuto di appartenenza e per conseguenza l'identità stessa del "soggetto collettivo" SIPsA. Non si era mai discusso a fondo di modello formativo dato che "ben funzionava in quellassetto"; chi voleva fare lo psicodrammatista doveva seguire l'iter "normale" ossia doveva iniziare facendo uno psicodramma su di sé. "Poi - ricorda ancora C. Merlo - se uno voleva fare formazione doveva partecipare a un gruppo psicodrammatico di formazione, se poi voleva avviare un gruppo con pazienti doveva entrare in un gruppo psicodrammatico di supervisione e così via. Liter non durava meno di 8-10 anni. Liter per divenire psicodrammatista seguiva i tempi soggettivi che culminavano con una domanda di essere socio fatta alla commissione del training".
Con lavvento della scuola COIRAG la struttura formativa ossia, ciò che metacomunica e veicola il senso dell'essere ciò che uno professionalmente è, veniva drasticamente messa in discussione.
Effetti COIRAG sul modello formativo SIPsA
Su questo punto C. Merlo rileva in particolare il fatto che nel nuovo assetto furono soprattutto i tempi e gli esiti a dover mutare profondamente. "Elementi che prima dell'avvento COIRAG e della Legge istitutiva dell'Ordine degli Psicologi e dell'Elenco degli Psicoterapeuti avevano una dimensione sociale limitata allappartenenza alla S.I.Ps.A. e rimandavano a un riconoscimento privato, da un certo momento in poi, dato che lesito è il riconoscimento diretto dello Stato (e prima ancora di Coirag) - racconta nell'intervista C. Merlo - assumono una valenza pubblica". Per conseguenza, la partecipazione al progetto della Scuola COIRAG "ha scardinato gran parte del precedente modello e piegato molte cose alle nuove esigenze". Ad esempio "oggi di fatto arrivano alla scuola persone che ancora non hanno fatto esperienza analitica su di sé, per cui, da parte nostra, occorre mettere in atto relazioni più soft, ossia relazioni che si adeguino ai nuovi tempi e alle nuove scansioni organizzative". Inoltre "i quattro anni predeterminati per legge, anche se indicano un tempo minimo, forzano verso una rapida acquisizione di un titolo che di fatto autorizza ad essere psicoterapeuti in senso forte", Va ancora rilevato il fatto che "gli allievi oggi vanno a fare lanalisi altrove e questa è una buona cosa commenta C. Merlo e tendono a richiedere una formazione che tratti gli aspetti intimi in relazione ai problemi del lavoro e dei tirocini".
Gestire queste transizioni non è stata quindi impresa facile. Tuttavia grazie al lavoro di tessitura interna ed esterna portato avanti dal '90 ad oggi dagli organi dirigenti, il modello SIPsA è oggi più assonante con quello dell'insieme della Scuola COIRAG di quanto non lo potesse essere nei primi tempi.
Il principale strumento di lavoro dello psicodrammatista SIPsA
Per quanto attiene agli strumenti professionali C. Merlo non ha dubbi nellindicare nel "gioco" lo strumento base del lavoro psicodrammatico SIPsA. Il gioco va qui inteso come "ciò che marca ed elabora un processo", "che può essere utilizzato in contesti diversi (formativi e analitici)", che "consente di evitare forme di apprendimento fondate sulle razionalizzazioni e di promuovere il contatto con la dimensione affettiva ed emotiva". Il gioco, in questo approccio, è lo strumento principe per mettere a fuoco situazioni emotive che poi possono essere ulteriormente elaborate col pensiero; è ciò che consente di apprendere direttamente dallesperienza. Accanto al gioco ci sono l' individuo e il gruppo.
"In questa prospettiva - precisa C. Merlo - il gioco riconquista la sua funzione di strumento elaborativo delle dinamiche intra e inter-soggettive, e di luogo privilegiato di transito nell'esperienza emotiva, ponte tra il gruppale e l'individuale. Se il gruppo è il luogo in cui gli scarti non pensati danno luogo a un clima su cui è possibile costruire una storia, il gioco è il luogo in cui è possibile prendere un posto rispetto a quella storia, posto che designa l'emergenza soggettiva e il rilancio di nuovi stimoli al pensiero e al clima di gruppo".
Emozione associativa di base
Come già in parte evidenziato, il tessuto emotivo gruppale su cui regge la vita associativa è in progressiva trasformazione e accompagna significativi assestamenti dellidentità istituzionale attorno a nuovi traguardi. L'obiettivo "manifesto" è quello di coniugare, al presente, gli apprendimenti di maggior valore del passato associativo. C. Merlo, invitato nellintervista ad approfondire questo punto, ricorda come, alla nascita, il "gruppo dei fratelli" aveva iniziato a lavorare autonomamente ma come forte fosse lidentificazione con un "capo" spesso mitizzato.
A differenza di allora lemozione istituzionale di base odierna è in gra-do di essere maggiormente dinamica, in progress anche rispetto a nuovi scenari. L'obiettivo istituzionale tende a far convergere lattenzione degli associati sulla necessità di trasmettere la cultura psicodrammatica con modalità analitiche, valorizzando, a più livelli, sia il "gioco" che "il "gruppo". "Ciò che ci tiene insieme oggi sintetizza il presidente SIPsA è non solo il desiderio che il patrimonio accumulato non vada disperso ma anche linteresse a continuare la ricerca in nuove direzioni dato che dalla pratica si rivela che questo approccio ha una sua utilità e valore in differenti contesti".
Produzione scientifica e autori di riferimento
Per quanto riguarda i riferimenti esterni, oltre ai già citati Paul e Gennie Lemoine, vanno menzionati J. Moreno, M. Klein e J. Lacan ma anche altri importanti riferimenti che hanno concorso a costruire l'approccio psicodrammatico SIPsA quali Anzieu, Françoise Sacco e molti altri autori che spaziano da S. Freud ad oggi. In particolare C. Merlo cita quelli che si sono occupati di gruppi come W. R. Bion, e in Italia F. Corrao, C. Neri.
Entro la SIPsA numerosi sono coloro che hanno pubblicato scritti e saggi in campo psicodrammatico. Oltre a C. Merlo stesso e D. Miglietta, numerosi associati hanno scritto sulla Rivista AreaAnalisi organo ufficiale SIPsA diretta da Merlo stesso. Solo per fare alcuni esempi vanno ricordati E.B. Croce, M. Ardizzone, R. Gerbaudo, M. Pietrasanta, L. Mele, G. Callea, S. Papa, Durelli, Pani e altri. Per approfondimenti vedasi l'indice, con autori, di tutti i numeri di AreaAnalisi pubblicato sul Web all'indirizzo http://psychomedia.it/sipsa
Problemi attuali e prospettive di sviluppo
In chiusura dell'incontro ho chiesto al presidente SIPsA se voleva dire qualcosa anche su come pensa di essere percepito in ambito COIRAG e su quali sono le cose del patrimonio SIPsA che al momento ritiene poco visibili, un po' sacrificate dalla confederazione. C. Merlo ha aderito volentieri a questa richiesta. In sintesi egli afferma di avere consapevolezza di essere percepito come elemento a tratti un po' critico ma anche del fatto che ciò possa essere inteso come contributo allo sviluppo di un dibattito approfondito su ciò che teme essere una sorta di "fuga dalla clinica" verso "un eccessivo spostamento verso la direzione della polis".
Pur essendo consapevole della necessità di procedere nella direzione di una maggiore integrazione in ambito confederativo a tratti ha l'impressione che si generino delle "forzature" con pericoli di "scivolamento" in direzione appunto della polis a scapito di ciò che si usa intendere per "clinica". Desidererebbe infatti che la confederazione nel suo insieme potesse meglio cogliere "l'enorme patrimonio clinico che c'è dentro la SIPsA". Precisa ad esempio: "Clinica dell'istituzione si ha se qualcuno fa una domanda. Pretendere di curare chi non te lo chiede costituisce una modalità di lavoro che non appartiene alla cultura SIPsA". Questa questione si pone ai "confini dell'utopia".
Su questi ultimi punti ovviamente mi verrebbe voglia di approfondire ma ciò andrebbe oltre l'obiettivo di questo incontro. L'intervista si conclude con l'auspicio che questo lavoro di conoscenza-ricerca reciproca tra associazioni confederate "sorelle", voluto dal Centro Studi e Ricerche COIRAG con l'obiettivo di favorire e sostenere uno sviluppo qualitativo della comune cultura gruppale, possa tradursi in positivi e reciproci sviluppi in termini di confronto professionale e scientifico. Ci lasciamo con l'auspicio che altri nodi "istituzionali", emotivamente pregnanti, possano emergere attraverso le interviste incrociate attualmente in corso e che coinvolgono tutti i presidenti delle conso-ciate COIRAG.
Il vissuto controtransferale dell'intervistatore
Il mio vissuto controtransferale relativo all'incontro con chi per ruolo ha il compito di "presidiare" conoscenze e vissuti di un "soggetto collettivo" che pone la gruppalità al centro del proprio sapere, mi ha portato a una serie di riflessioni. Da un lato ho potuto percepire intensamente la difficoltà, la complessità e la fatica del portare avanti un compito tanto sfidante che obbliga a fare i conti anche con il "gioco" delle ansie e difese "interne" istituzionalizzatesi nel tempo. Contemporaneamente ho sentito molto forte la necessità, e l'importanza culturale e sociale di investire ulteriormente in termini di ricerca sul comune terreno gruppale sia a livello di singola consociata che a livello di confederazione.
Bibliografia di riferimento
A fine intervista, in un clima di piacevole conversazione, ho chiesto a C. Merlo di scegliere una ventina di titoli particolarmente significativi per cogliere lo specifico dell'approccio psicodrammatico SIPsA. Mi ha promesso che me li avrebbe mandati. Eccoli:
- Anzieu D., (1956), Lo psicodramma analitico del bambino e delladolescente, Astrolabio, Roma 1979.
- - (1976) Il gruppo e linconscio, Borla, Roma 1986
- Bion W.R., (1961) Esperienze nei gruppi, Armando, Roma 1971
- - (1962) Apprendere dallesperienza, Armando, Roma 1972
- Chiavegatti M.G, (1989) Il volto e la sua maschera, Armando, Roma
- Croce E.B., (1985) Acting aut e gioco in psicodramma analitico, Borla, Roma
- - (1990) Il volo della farfalla, Borla, Roma
- Gasca G, Gasseau M., (1991) Lo psicodramma junghiano. Boringhieri, Torino
- Gerbaudo R., (1988) Lo psicodramma dei bambini, Armando, Roma
- Klein M., (1921-58), Scritti, Boringhieri, Torino
- Lemoine P. Lemoine G., (1972), Lo psicodramma, Feltrinelli, Milano, 1973
- - (1980), Jouer jouir, Astrolabio Ubaldini, Roma
- Merlo. C., (a cura di), (1987 - 99), AREAANALISI, Rivista italiana di psicodramma analitico, Edizioni dellOrso, Alessandria
- Merlo C, Miglietta D., Pietrasanta. M, (a cura di), (1982), Le psicoterapie di gruppo: lo psicodramma, Ed. Ragno, Roma
- Miglietta D., (1988),I sentimenti in scena, UTET, Torino
- - (in corso di pubblicazione), Gruppi in età evolutiva, UTET, Torino
- Moreno J.L., (1985) Manuale di psicodramma, Astrolabio, Roma.
- - (1964) Principi di sociometria, psicoterapia di gruppo e psicodramma, Etas libri, Milano.
- Rosati O. (a cura di), (1975 - 82) Atti dello psicodramma, Astrolabio Ubaldini, Roma
Winnicott D., (1971) Gioco e realtà, Armando, Roma 1974
Alessandria, estate 1998
Nota: la sintesi dell'intervista qui pubblicata è stata riproposta all'intervistato (con l'invito a integrare qualora in qualche passaggio non risultasse espresso adeguatamente il suo punto di vista) e da lui approvata.