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CENTRO STUDI E RICERCHE COIRAG

Direttore: Dott. Ermete Ronchi

 

 

  LIBRI E CONVEGNI REALIZZATI CON LA COLLABORAZIONE
DIRETTA DEL CENTRO STUDI E RICERCHE COIRAG
materiali online





3. Intervista a Marco Zanasi Presidente C.I.G.A.
di Fiora Pezzoli
 


Vuoi parlarmi un po’ del CIGA, delle sue attività, della sua storia?

La cosa è nata dalla formazione di base di parte dei soci fondatori che ha informato tutto il nostro stile. Noi siamo nati divisi a metà, i due terzi dei soci fondatori erano junghiani. Tu conosci il loro interesse precipuo per il sogno. Ora, tra i soci fondatori l’unico attivo sono rimasto io, nel senso che Fiumara è morto, era stato uno dei mostri sacri, la Ricciardi von Platen , forse la conosci, è una decana dei gruppoanalisti che hanno operato in Italia, quella che ha portato la gruppoanalisi a Roma, è una signora di 88 anni, quindi è un po’ fuori gioco. Io sono rimasto a portare questo interesse.

Tu sei junghiano?

Si, sono junghiano, mi sono formato contemporaneamente cone jum-ghiano (faccio parte dell’A.I.P.A. e della I.A.P.) e come gruppoanalista. Ho sempre tenuto insieme i due filoni. Ho lavorato all’Università di Torvergata, le prime iniziative nostre sono nate insieme a Fiumara, che era un professore della prima Università di Roma , dove sono stato io prima di trasferirmi. Abbiamo iniziato i primi gruppi orientati verso questa lettura junghiana che ci interessava molto: il confronto e l’analogia tra il concetto di matrice e quello di inconscio collettivo.

Una tematica che più di tutte ci sembra e mi sembra interessante ed originale del pensiero junghiano è quella del suo approccio al sogno e quindi il CIGA si è sempre più orientato verso studi di questo genere. In più, devo dire che all’Università sono capofila e sono finanziato per una ricerca sul sogno che utilizza un approccio un po’ originale, nel senso che per studiare il sogno noi utilizziamo l’analisi testuale. L’analisi testuale è una tecnica computerizzata di calcolo delle occorrenze, cioè della frequenza con cui compaiono carte parole, che viene usata per l’analisi dei testi letterari. Ora, siccome nella concezione junghiana del sogno il contenuto manifesto è identico al contenuto latente, infatti Jung non fa questa distinzione, per lui il sogno ci viene consegnato come dato, solo che è dato in un linguaggio un po’ particolare, probabilmente è dovuto anche al fattto che viene elaborato da un altro centro generatore (forse l’emisfero di destra), è un lin-guaggio metaforico e allusivo per cui abbiamo pensato di applicare questa metodica.

Da quanto dura questo studio?

Sono diversi anni che stiamo lavorando. Sono lavori abbastanza preli-minari perché, sino ad oggi, queste tecniche computerizzate richiedevano grandi potenze di calcolo quindi eravamo in rapporto con centri europei con grandi calcolatori, adesso, gli ultimi programmi sono alla portata di tutti per cui ora è tutto più semplice. Quando siamo partiti ci interessava moltissimo vedere, per esempio, le analogie e le differenze tra il sogno del gruppo come espressione probabilmente anche di una dinamica più profonda vicino all’inconscio collettivo e il sogno individuale.

Questo, ad esempio, è uno dei temi che abbiamo lanciato tra tutti noi e che dovrebbe, nelle nostre intenzioni, essere il preludio di un progetto un pochino più ambizioso. Io vorrei, fondi permettendo, contattare tutti i soci della COIRAG e chiedere a tutti un primo sogno del loro gruppo e cominciare ad analizzare differenze ed analogie coi primi sogni di una psicoterapia analitica individuale. Ripeto, oggi è molto più facile farlo perché, con i calcolatori nuovi, ci sono ormai programmi facilissimi.

È l’Università che da questi fondi?

Si, è l’Università. Sono fondi del ministero e si chiamano fondi del 60%, nel senso che il ministero dà una certa quota di cui il 40% va a grandi programmi che richiedono l’acquisto di grosse quantità di materiale, invece il 60% viene distribuito un po’ a pioggia per programmi più rapidi, meno costosi, ad personam. Questi sono i fondi per questa ricerca.

Attualmente la ricerca riguarda principalmente: sogni e psicopatologia, nel senso che stiamo valutando se ci sono particolari indicatori di patologia nei sogni. Abbiamo analizzato i sogni dei border-line e degli schizzofrenici ed abbiamo ricavato delle cose interessanti. Il finanziamento di quest’anno riguarda i sogni delle anoressiche.

Questo dei sogni è uno dei temi che ci ha più interessato assieme sem-pre alla costante ricerca di come il pensiero junghiano può essere inserito nella gruppoanalisi considerando che in genere a Jung viene attribuito un atteggiamento molto distante e molto negativo.

In realtà, (e questo riguarda il lavoro di escursus storico che io ho fatto sulle sue opere) è stato letto un po’ male. In effetti lui è un pensatore un po’ particolare perché dice una cosa e poi si smentisce. Rileggendolo però si è visto che, in molte parti, ci sono concetti interessantissimi, basti pensare al concetto di archetipo che ha molto a che fare con gli assunti di base bioniani; oppure al concetto di inconscio collettivo rispetto alla matrice di Foulkes. Ebbene noi, su queste questioni in quanto CIGA, stiamo organizzando questo congresso di giugno che è un po’ il primo nel suo genere e mette a confronto la Psicologia Analitica e la Gruppoanalisi.

L’altro aspetto interessante e simpatico è il Gruppo allargato. Questo è un po’ forse la peculiarità del CIGA. Introdotto dalla nostra decana Ricciardi von Platen, che da molti anni se ne occupa, si tratta di un incontro tre volte l’anno (abbiamo ormai un nostro indirizzario di persone interessate). Questi gruppi non hanno una finalità terapeutica, ma quella di formazione-informazione, cioè mettere a contatto persone che non hanno richieste di carattere terapeutico, ma più che altro di carttere informativo (di solito i nostri aderenti sono tutte persone che vogliono confrontarsi con dinamiche che emergono nelle interazioni lavorative, nel sociale, ecc…) Direi che si tratti più che altro di una funzione educativa in senso lato. Tre volte l’anno, questi gruppi si riuniscono con un andamento un po’ a maratona, perché sono sei/otto sedute in un fine settimana, perciò molto intense, quasi residenziali poiché molti dei partecipanti vengono da fuori Roma, e poi ci si incontra in una bellissima sala a S.ta Cecilia ed è un’esperienza straordinaria perché, a differenza del gruppo piccolo nel grande gruppo emergono con molta virulenza dinamiche molto primitive e molto aggressive.

Quali sono le basi teoriche del gruppo allargato, chi sono gli autori di riferimento?

C’è tutta una bibliografia di autori austriaci e tedeschi e te la invierò se ti interessa. Non te lo so dire perché chi si occupa di grandi gruppi sono altre persone ma te la farò avere. C’è una discreta bibliogragfia, studi che si sono sviluppati a partire dagli anni ’40, quasi contemporaneamente alla gruppoanalisi.

Io non ne so niente ma mi incuriosisce.

È una cosa interessante. In Italia credo che non la faccia nessuno o pochi. In realtà noi stiamo pensando di introdurre anche gli allievi COIRAG a questa esperienza. Quelli che vengono dal CIGA già nel programma è previsto che facciano delle esperienze di gruppo allargato. Noi pensavamo, non so bene adesso se nel workshop, oppure riproporre all’assemblea della COIRAG una specie di iniziativa a latere, di far comunque sperimentare a tutti gli allievi, per una volta, il gruppo allargato perché queste persone andranno poi a lavorare nelle istituzioni e quindi potranno poi utilizzarlo per le dinamiche istituzionali. Diciamo che si tratta di tecniche che sono un po’ a ponte tra la terapia e l’analisi sociologica istituzionale. Bisogna partecipare, non si possono descrivere, sono esperienze molto coinvolgenti, molto toccanti e una cosa che noi vorremmo fare, ed io spingo in tal senso, è quella di scrivere un libro sulla falsa riga del manuale di gruppoanalisi che ho scritto io, in modo che costituisca un po’ come un piccolo vademecum sul gruppo allargato.

Ci sono altri campi di cui vi interessate?

Si, quello della validazione dei risultati. Questo è un nuovo campo che ha lanciato soprattutto Ancona, e di questo dovremmo discutere nel nostro prossimo direttivo. Credo che lui voglia soprattutto rifarsi alle tecniche di Rubowzchy sulla valutazione dei risultati della psicoterapia.

Come vedi funzioniamo un po’ per settori, è per questo che abbiamo iniziato la pubblicazione di un bollettino. Anche perché la caratteristica della nostra associazione è che siamo un po’ sparsi (Sassari, Bari, Roma, Perugia). La nostra formazione in gruppoanalisi procede per blocchi, cioè gli allievi fanno 4 o 6 sedute in un fine settimana. Non è una caratteristica originale nostra ma ci siamo rifatti all’esperienza della Tavistock di anni fa. Poi gli allievi sono diventati a loro volta formatori ed esistono dei gruppi stabili classici a cadenza settimanale. Fanno dei gruppi di osservazione e poi di supervisione. In questi ultimi anni suggeriamo di fare l’esperienza dei gruppi allargati che non fanno parte integrante della formazione, ma, essendo una nostra peculiarità la consigliamo.

Cosa vi piacerebbe che si conoscesse di voi che vi sembra non sia sufficientemente noto?

Soprattutto questo del grande gruppo. Il fatto che non sia così diffusa-mente noto è un po’ colpa nostra. I colleghi che fanno il grande gruppo hanno come caratteristica di essere molto pratici, fanno molta esperienza ma scrivono poco. Io sto sollecitandoli. Mi piacerebbe molto che scrivessero qualcosa proprio perché questa esperienza si diffondesse di più. Mi piacerebbe poi che fosse noto il nostro interesse sul sogno e su Jung che io credo essere una grande risorsa. Io sono un po’ partigiano, ovviamente, essendo junghiano innamorato del pensiero junghiano. Penso che questa tecnica nuova potrà trovare molti contrasti in quelli che non condividono l’idea junghiana del sogno manifesto come totalità del sogno, ma penso che il C.S.R. potrà servirci per scambiarci un po’ le idee.

Credo sia utile qualche notizia sul piano pratico. Al CIGA siamo 54 soci di cui il nucleo più nutrito sta in Sardegna. Adesso pensavamo di allargarci accettando dei soci non iscritti all’elenco degli psicoterapeuti. Creare una figura di socio sostenitore o simpatizzante. Per esempio, uno degli aspetti che abbiamo curato negli anni scorsi è stato quello della formazione degli operatori. Si è trattato di gruppi a termine, che duravano un anno, massimo un anno e mezzo riservato, per esempio, agli infermieri psichiatrici, insegnanti, affinché capissero un po’ le dinamiche nelle quali si muovono nel loro lavoro.

Siccome abbiamo trovato interesse da parte di queste persone, ci chiedevamo se non varrebbe la pena di fare una piccola associatura a basso costo per fare iniziative culturali e far si che queste persone possano partecipare ai nostri seminari. Non sarebbero soci ordinari, non votano, ma avrebbero diritto di partecipare a tutte le iniziative nostre e di ricevere il bollettino. Questo se venisse deciso comporterebbe la modifica dello statuto, ma quello è fattibile. Abbiamo avuto delle richieste qua e là, ad esempio gli insegnanti sarebbero interessati.

Noi abbiamo anche pensato di percorrere la strada dei fondi CEE, ma è molto complessa. Ci è stato invece possibille accedere ai fondi del ministero per la ricerca sul sogno.

Il sogno è qualcosa che va al di là della relazione. In fondo la concezione junghiana del sogno è che durante il sogno si attiva qualcosa che ha a che fare con il transfert e che comunque il sogno attinga a una specie di serbatoio collettivo per cui certi simboli sono indipendenti dalla relazione quindi, in questo senso, ci poniamo fuori da una certa visione che attribuisce al sogno meramente una funzione relazionale. Questo ci autorizza a trattare il sogno come un testo letterario, c’è qualcosa che comunque è un prodotto personale. Ci sono tante sovrapposizioni che poi sono quelle che fanno parte del lavoro psicoanalitico, ma questo dovrebbe essere una tappa successiva di analisi e di indagine scientifica. La prima cosa che vorrei fare è una specie di test sui sogni di persone non in analisi, cioè soggetti da esperimento, come potrebbero essere gli studenti dell’università, fare loro registrare al microfono i sogni di una settimana, far loro scrivere un tema a soggetto e far scrivere una fantasia.

Avremmo così a disposizione tanti testi, ognuno dei quali attiverebbe dei moduli cognitivi diversi. Il presupposto è che se tu scrivi una cosa attivi un meccanismo diverso da quando tu la racconti (vedi studi di Ricoeur sul racconto e sul testo). Per esempio vedere queste differenze tra il testo del racconto verbale e quello scritto e vedere anche se ci sono dei tratti comuni perché questi ultimi rimanderebbero a quella parte invariante che è il dato più primitivo, quello più affondato nell’inconscio collettivo.