Obiettivi d’area A
L’area degli insegnamenti di base rappresenta una prova di maturità per la componente docente e discente. Essa infatti contiene in sé quegli insegnamenti appunto “di base” che costituiscono i presupposti per poter accedere ad altre aree di conoscenza.
Comprende oltre alla psicologia generale e dello sviluppo, la psicologia sociale e l’antropologia, la storia e gli indirizzi della psicoterapia individuale e di gruppo, l’epistemologia e l’etica delle psicoterapie.
Insegnamenti che possono indurre le parti in causa (docenti e allievi) a momenti ipersaturi fatti di tentazioni teoriche e teoricistiche e unidirezionali. Quest’area contiene materie come “la costruzione della mente”, “narcisismo e onnipotenza”, “la conoscenza dello sviluppo infantile”, “la polivalenza della mente e lo sviluppo delle teorie”, “individuo e società”, “influenze culturali e sviluppo della mente”….e via dicendo.
L’area degli insegnamenti riconosciuti come basilari da una Scuola e quindi da una Istituzione induce spesso a movimenti inconsci, da parte degli attori dell’incontro formativo, di tipo onnipotente: essa potrebbe stimolare quella componente istituzionale che è dentro ciascuno di noi. La complessità della funzione istituzionale e la sua importanza è nota ed è stata approfondita dai lavori di molti autori specie nell’ambito delle terapie di gruppo, da Bion a Neri, De Polo, Ronchi, Gaburri, Kaes.
Abbiamo però imparato come questa funzione rappresenti da un lato una “necessità statica” dall’altro paradossalmente la garanzia per la possibilità di un movimento. L’oscillare continuo e dinamico, non statico, tra il bisogno di un contenitore forte e stabile e il bisogno di un veicolo emancipatorio rappresenta il nodo cruciale dello sviluppo umano e si ripropone ogni volta che l’individuo si trova dinnanzi ad un progetto di autonomia. Ciò avviene sicuramente anche all’ interno delle Scuole.
Quest’area didattica tratta del periodo della crescita, della nascita e dell’origine del pensiero psicologico e psicoterapico, dei fondamenti etici, antropologici e storici di questi. Ripropone quindi anche il tema delle proprie origini, della propria storia, del divenire soggetto che entra in relazione col mondo e muove i primi passi verso la mondanizzazione e socializzazione di sé, dagli aspetti più regrediti della mente a quelli più umani ed evoluti della mente relazionale.
Tanto più in quest’area di insegnamento si riuscirà a offrire all’allievo non solo concetti basilari, imprescindibili, ma anche il senso ed il modo di come essi abbiano potuto affermarsi, utilizzando quindi la dialettica, il contraddittorio, finanche la loro messa in discussione, tanto più daremo al medesimo una occasione formativa che diventa anche crescita personale.
Una sorta di processo di apprendimento e maturazione che rende sempre meno satura la relazione tra le parti in causa e tra le prassi e tra le teorie e tra il soggetto e le teorie stesse mettendo sempre più in risalto la funzione terzializzante dello strumento formativo. Ciò può avvenire attraverso un modello di insegnamento che aiuta ad uscire dalle modalità arcaiche e fusionali del pensare ed anche del “ protopensare” entrando in un’area terza che non è ancora emancipazione ed autonomia professionale ma presagio di essa. Potremmo chiamarla come ha già fatto chi ha pensato agli obbiettivi negli anni passati area di “latenza”.
Del resto è questa stessa area di latenza che viene richiamata sempre di più dalla moderna psicoterapia analitica di gruppo, e non solo, da autori come ad esempio Zucca Alessandrelli. Essa appare come un’area da ritrovare e valorizzare nei setting terapeutici: l’area delle associazioni, del gioco, dello scambio, dell’ironia, delle mediazioni.
L’emancipazione dalla madre onnipotente istituzionale che contiene anche il padre normativo, dal “genitore unico”, avviene soprattutto attraverso la riscoperta del ruolo del padre emancipatore in quanto soprattutto evocatore di un nuovo soggetto tra la coppia madre-bambino: il terzo. Un terzo che si lascia presagire e che potrà intervenire attraverso il confronto, il dialogo, il gioco, a rinforzare il soggetto che riconoscendosi e sentendosi riconosciuto potrà affrontare i pericoli del mondo esterno con le sue richieste e quelle del mondo interno psico- biologico.
In tale quadro di riferimento l’allievo potrà accettare la complessità delle teorie e la complessità del curare reale che non sarà normativo e dogmatico ma insaturo e proveniente da matrici relazionali ed interattive. Solo attraverso questo passaggio il futuro terapeuta potrà avere il coraggio di posizioni personali, che comprenderanno si le teorie basilari, i fondamenti, intesi però non come catene, matrici sature, ma bensì “originali” perché rese tali dalla forza della consapevolezza matura che si basa sul confronto e l’ accettazione della complessità..
Tutto ciò avviene nell’ambito di interazioni gruppali attraverso i lavori di libera associazione in gruppo e sul confronto con le teorie e relativi testi e ricadute pragmatiche.
Valutazione.
Anche la valutazione diviene parte integrante del percorso formativo dell’allievo, se si costituisce come momento interazionale pregno di senso e significato e non solo di giudizio.
In questo senso è importante e ritenuta fondamentale dai docenti, anche per il monte ore che costituisce quest’area didattica, la presenza e la partecipazione attiva alle lezioni.
Ciò il più possibile integrando l’aspetto interattivo con quello del livello di conoscenza teorica che l’allievo avrà modo di mostrare.
Vi sarà un processo quindi valutativo bidirezionale e non solo unidirezionale in cui non senza prescindere dall'autorevolezza del docente e dalla sua esperienza di insegnante che gli garantisce autonomia e capacità valutative, si prevede anche un’occasione per il docente di un momento di rispecchiamento auto-etero valutativo. Questo particolare momento è utile anche al docente stesso per non incappare in un irrigidimento del ruolo e/o in una mera ripetizione di argomenti pre-trattati che potrebbero determinare atteggiamenti di “ludus” nel senso di giocare ad un ruolo e non di usare l’ area più vicina al giuoco per poter consentire ad ogni incontro un’ occasione “unica” ove prescindendo dal materiale “grezzo” di tipo teorico si sviluppa ogni anno una “lezione diversa”.
La modernità dei contenuti ed il modo in cui essi sono portati all’attenzione dello studente è percepibile nel riscontro del modo in cui egli apprende.
L’apprendimento da parte di quest’ultimo e soprattutto l’interesse che mostra nei confronti della materia di insegnamento può costituire, ancor più delle nozioni teoriche, una spia chiara di quanto l’argomento sia “attuale” per il docente stesso. Si fondi cioè su un “qui ed ora” coinvolgente che motiva e fonda qualunque passaggio di esperienze, nozioni, teorie, da una persona che conosce ad una che impara..
La percezione che possa essere avvenuto un passaggio non solo di materiale ma anche di affetti ed emozioni legate all’esperienza può dare più di ogni altra cosa la percezione di quanto la materia trattata abbia aperto canali di conoscenza, ma soprattutto di nuovo interesse da parte dell’ allievo.
I criteri seguiti per la valutazione saranno quindi per quanto detto:
- La presenza partecipativa dell’ allievo;
- La sua capacità di essere partecipante attivo e di saper allargare gli spazi di conoscenza attraverso competenze di lettura del simbolico, capacità associative, di fruire del gruppo di lavoro, di fare connessioni e cogliere specificità in modo essenziale e sintetico;
- Il confronto con la ricerca attualmente in corso da parte degli allievi dell’ Istituto di Milano “Questionario di gradimento delle lezioni” e del “Progetto di ricerca relativo alla formazione che frequentano la Sede di Milano”
- Il confronto emergente in seno al Consiglio nazionale dei Docenti e delle funzioni dei docenti d’ area in occasione delle riunioni di istituto.
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