Workshop
Direttore del Workshop Nazionale: Dott. Gabriele Profita
PROGRAMMA DEL WS
Anno 2009
PRIMO ANNO 7 - 10 MAGGIO 2009
QUARTO ANNO 4 - 7 GIUGNO 2009
Anno 2010
PRIMO ANNO 22 - 25 APRILE 2010
SECONDO ANNO 06 - 09 MAGGIO 2010
TERZO ANNO 13 - 16 MAGGIO 2010
QUARTO ANNO 10 - 13 GIUGNO 2010
PREMESSE TEORICHE
Il workshop è parte integrante delle attività formative della Scuola COIRAG e si configura come un momento di apprendimento esperenziale e intensivo, comune per gli allievi di tutte le sedi presenti sul territorio nazionale . Si svolge ogni anno dal giovedi alle 14.30 fino alla domenica alle 13 in una sede residenziale. Ogni anno le date saranno comunicate agli allievi in occasione della presentazione dell’anno accademico dal Rappresentate di sede presso il work shop
Per comprendere il significato e il progetto formativo dei workshop nazionali nella cornice della Scuola di psicoterapia della COIRAG,
è necessario il riferimento a una visione dei fenomeni antropologici emergenti nel nostro tempo, con particolare attenzione a quelli che hanno specifiche conseguenze per le sollecitazioni e i disagi psicologici cui le persone sono esposte – leggi forme potenziali di origine della psicopatologia – e, ancor più precisamente, per il rilievo che quei fenomeni possono avere per chi si occupa di psicoterapia tramite vari formati e modelli di lavoro con i gruppi.
Sia pure per grandi linee, conviene richiamare quanto evidenziato da psicologi, antropologi e sociologi negli ultimi decenni a proposito delle trasformazioni in atto trasversali alle diverse società ed aree geografiche a livello planetario. Al centro di questi grandi movimenti vi è certamente l’esponenziale intensificazione e velocizzazione delle comunicazioni e degli spostamenti di persone e gruppi più o meno estesi che hanno radicalmente modificato gli orizzonti e i confini entro i quali le persone ed i gruppi avevano tradizionalmente vissuto fino a poco tempo prima ed ai quali era ancorata la loro appartenenza e la loro identità. Spaesamento e precarietà sono le conseguenze che maggiormente interessano le sfide poste alla capacità di mentalizzare se stessi in questo nuovo e mutevole contesto di esistenza. Sono effetti che attengono alle esperienze di migrazione e di incontro/scontro tra identità e culture differenti, alla progressiva perdita del riferimento ai luoghi identificatori delle origini, ma riguardano anche, all’interno stesso di ciascun contesto geografico-culturale, la comprensibilità e l’integrabilità nella rappresentazione di ciascuno di eventi e fenomeni lontani nello spazio, ma vicini negli effetti locali, le capacità di adattamento e di solidità richiesta al singolo da sistemi sociali e produttivi che non generano più “istituzioni stabilizzanti e appoggi identificatori”, il lavoro stesso che ha uno statuto sempre più temporaneo, infine – ma molto importante – la temporaneità, la strumentalità e l’instabilità dei legami nelle relazioni personali, di coppia, familiari, nei gruppi sociali secondari e nelle istituzioni.
Occuparsi di processi specifici dei gruppi per poterli utilizzare quali dispositivi di cura significa entrare direttamente nel turbinio di questi temi culturali, sapendo di confrontarsi con le ferite generate in un contesto che rende problematiche le risposte ai bisogni di accoglienza, di affetto, di stabilità, di sicurezza ecc. La frustrazione di questi bisogni connessa alla frammentarietà e incertezza degli spazi e dei legami con gli altri, è probabilmente tanto presente nei pazienti quanto nei nostri allievi. Risulta sempre più raro e difficile trovare “buone” esperienze pregresse di gruppo (sia nei gruppi familiari, sia nei cosiddetti gruppi secondari), sempre più difficile appare anche “saper stare” nei gruppi, saper contenere e negoziare le spinte emotive ed affettive connesse ai bisogni narcisistici e alle angosce paranoidee che i gruppi possono sollecitare, competenze relazionali basilari per sviluppare capacità di lavoro di cura tramite gruppi. Non sembra troppo azzardato ipotizzare che sia ampiamente – più o meno inconsapevolmente – presente l’attesa che il gruppo possa “riparare” le ferite e le mancanze da ciascuno vissute e patite. Che ciò che si può – magari in fantasia – finalmente apprendere da una Scuola di specializzazione in psicoterapia di gruppo sia proprio come poter vivere efficacemente – felicemente? - le relazioni intersoggettive che il legame gruppale potenzialmente promette! La promessa di un gruppo-comunità – sia pure temporaneo – capace di bonificare tutte le angosce finora esperite e vissute in un universo sociale lacerato da tensioni conflittuali, da individualismi contrapposti, costellato da vissuti di solitudine e di continua competizione-conflitto con gli altri.
Per una scuola di specializzazione alla psicoterapia di gruppo sembra allora importante non alimentare “illusioni” e “idealizzazioni” riparatorie, ma anche non ignorare il gap che esiste tra la realtà storica e culturale nella quale gruppi e istituzioni sembrano non sostenere i bisogni di stabilità, sicurezza e identità delle persone, mentre le competenze a essere e fare gli psicoterapeuti di gruppo presuppongono essenziali capacità di stare-vivere nelle relazioni intersoggettive molteplici e di comprendere-utilizzare tali relazioni per generare processi di cura.
OBIETTIVI
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sviluppare capacità di stare nella relazione di gruppo (di vivere il gruppo), anche attraversandola nei differenti formati: dal piccolo gruppo a quello intermedio e allargato, dal sottogruppo “con compito” al gruppo destrutturato, dal gruppo “di parola” a quello che utilizza l’espressione psicodrammatica;
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familiarizzare con il riconoscimento dei processi intersoggettivi, culturali e istituzionali che attraversano i gruppi;
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esplorare, tramite l’esperienza gruppale, alcuni temi chiave del rapporto tra il sé, il processo di formazione alla psicoterapia, il progetto professionale: individuo e gruppo, le dinamiche del setting psicoterapeutico, le dinamiche del potere nelle relazioni interpersonali e istituzionali, l’elaborazione di un progetto di sé come professionista della cura.
METODO
Questi obiettivi vengono realizzati all’interno di un percorso complessivo di lavoro che accompagna i quattro anni della formazione e in un certo senso ne scandisce le tappe con una sequenza di “oggetti di lavoro” che da un anno all’altro propongono un percorso di apprendimento che inizia dall’attenzione al rapporto tra il singolo e il gruppo e culmina con l’elaborazione del rapporto tra il professionista-psicoterapeuta e la domanda sociale a cui egli rivolge la sua offerta, che lo costituisce nella sua identità e ne sancisce il riconoscimento.
VALUTAZIONE
Assenze: è necessaria la presenza ad almeno 26 delle 30 ore di ciascuno dei 4 Workshop. L’assenza ad un intero Workshop comporta una penalizzazione in sede di valutazione annua che potrà essere recuperata, previo accordo tra il Responsabile di sede per il Work Shop ,il Responsabile di training e il direttore del Work Shop concordando eventuali attività sostitutive.
Valutazione:Ogni anno di work shop si conclude con una valutazione da parte dei conduttori dei gruppi . sulla congruenza e qualità di partecipazione degli allievi ai lavori dei gruppi
BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA PER IL 3° ANNO
- AAVV, Identité et culture, Connexions, n.1, 1994
- Barthes R., Elementi di semiologia, Einaudi, Torino, 1966
- Bateson G.- Bateson M.C., Dove gli angeli esitano, Adelphi, Milano, 1989
- Bleger, Enriquez, Kaes e altri, L’istituzione e le istituzioni, Borla, Roma, 1991
- Brown D.-Zinkin L. (a cura), La psiche e il mondo sociale, Cortina, Milano, 1996
- Canetti E., Masse e potere, Adelphi, Milano, 1981
- Carmagnola F., Dall’impero trasparente – Otto indagini sulla tradizione, Guerini e Ass., Milano, 1982
- Cassani P.-Bortoloso M. (a cura) L’inconscio organizzativo, Guerini e Ass., Milano, 1993
- Castoriadis C., L’Istituzione immaginaria della società, Bollati Boringhieri, Torino, 1995
- Coppo P., Etnopsichiatria, Il Saggiatore, Milano, 1996
- Correale A., Il campo istituzionale, Borla, Roma, 1991
- Devereux G., Dall’angoscia al metodo nelle scienze del compotamento Severi-Treccani, Roma, 1984
- Elias N., Il processo di civilizzazione, Il Mulino, Bologna, 1982
- Enriquez E., Dall’orda allo Stato, Mulino, Bologna, 1986
- Le Picon A., Caronia L. (a cura), Sguardi venuti da lontano, Bompiani, Milano, 1991
- Nathan T.- Stengers I., Medici e stregoni, Bollati Boringhieri, Torino, 1996
- Pezzella M., Narcisismo e società dello spettacolo, Manifesto libri, Roma 1996
- Rouchy J.C., Identification et groupe d'appartenence, Connexions n. 55, 1990
- Roucy J.C., Malaise dans l’identification, Connexions,w n. 50, 1988
STAFF DEL WORKSHOP
G.Cantarella; P.Carrirolo; E. Ciciolla; A.Corti; C.G. Dolce; V. Druetta; E.Ferrando; S.Fornero; A.Guarini; E. La Rosa; N. Livelli; A.Manzoni; P.Marinelli; D.Oglethorpe; F.Pezzoli; M. Pietrasanta; M. Presutti; G. Profita; G. Ruvolo; V. Sava; M.L Sunseri; G. Zizzo; S. Koen, direttore.
INFO ORGANIZZATIVE E LOGISTICA
Il workshop sarà realizzato presso il:
“Centro Studi CISL- Studium”,
Via della Piazzola, 71, 50133 Firenze (tel. 055- 5032111)
Lo "Studium" si trova lungo la vecchia strada per Fiesole ed è raggiungibile dalla Stazione FFSS di S. Maria Novella col Bus n°7, fermata dell’Ospedale di Camerata.
Considerato il carattere intensivo del workshop, è consigliata la sistemazione alberghiera degli allievi presso lo “Studium”.
La disponibilità di posti è prevista con la formula di mezza pensione:
NB. Si segnala che i prezzi segnalati nel depliant che è stato distribuito hanno subito una variazione e sono pertanto i seguenti:
In camera doppia € 57,00 al giorno per persona.
Camera singola € 62 al giorno per persona
Camera doppia uso singola € 75 al giorno per persona
Camera tripla € 50 al giorno per persona
Poiché la disponibilità di alloggio del Centro “Studium” è limitata, gli allievi sono invitati a prenotarsi in tempo utile direttamente alla reception del Centro.
Il solo pasto presso il servizio ristorazione del Centro è stato concordato al costo di Euro 15,00.
Ciascun allievo salderà la propria quota di vitto e alloggio direttamente al Centro “Studium”.