Gruppi e Adolescenti

Gruppi e adolescenti
A cura di Maria Grazia Sireci

Prima di inoltrarci in questo percorso bibliografico si vuole sottolineare come allo stato attuale, all’interno della nostra rivista “Gruppi”, sull’argomento “Gruppi e adolescenti”, siano stati pubblicati dal 1999 ad oggi 33 lavori e nello specifico, per ogni ambito, questi sono i numeri:
19 nell’ambito della CLINICA;
3 nell’ambito della TEORIA;
5 nell’ambito della RICERCA EMPIRICA;
2 nell’ambito delle RECENSIONI;
1 nell’ambito delle REVISIONI BIBLIOGRAFICHE;
1 nell’ambito delle INTERVISTE.

INTRODUZIONE
Nella loro forma più primitiva, le parti della personalità vengono sentite come prive di una forza che le tenga legate fra loro e, l’unica cosa che le tiene insieme è la pelle (Ester Bick, 1968, L’esperienza della pelle nelle prime relazioni oggettuali, l’osservazione diretta del bambino, Boringhieri, Torino). Proprio come la pelle, la possibilità di sperimentare un setting stabile, dunque un contenitore, ha dato agli adolescenti dei nostri gruppi l’occasione di rafforzare quella che si configurava come una fragilità sottostante e una mancanza di sostegno interiore. La risposta dell’adolescente al cambiamento fisico, che pone il limite allo stato infantile e lo catapulta nell’età adulta vanificando le sue fantasie di indifferenziazione sessuale, spesso coincide con l’inizio di una solitaria e disperata battaglia da cui scaturiscono una forte aggressività rivolta verso sé e gli Altri e il rifiuto della relazione con il mondo. Davanti a questi comportamenti i genitori e i docenti sono impreparati ad affrontare in modo adeguato la relazione con gli adolescenti che assumono un solo punto di riferimento: il gruppo dei pari. Così come è evidente dal materiale raccolto in questa bibliografia, per accettare la sfida evolutiva, occorre che il conduttore di gruppo utilizzi i meccanismi arcaici di contenimento, come il rito, la mimèsi ed il corpo, ma sappia anche prendere spunto dai nuovi modelli sociali che invisibilmente permeano le relazioni interpersonali.

VOL. II N.1 2000
IN NOTE E DISCUSSIONI
1. Il borgomastro di Norimberga. Istituzione e comunità nell’incontro extrafamiliare tra gli adulti e l’adolescente, di Leonardo Speri.
L’incontro tra adulto e adolescente per arricchirsi di significato non può che avvenire all’interno di un contesto comunitario dove la presa in carico sia di tipo collettivo e differenziato e dove la dimensione metaindividuale, di gruppo, costituisca per l’operatore il fulcro in un lavoro di rete. Adolescenza, identità, presa in carico collettiva.

VOL. II N.2 2000
IN NOTE E DISCUSSIONI
2. La terapia di gruppo con bambini e adolescenti. Una rassegna bibliografica ragionata degli anni ’90 (1988-1999), di Giovanni Di Stefano e Giorgio Falgares.
Questo contributo nasce dalla considerazione che la letteratura specialistica in Italia si era fino ad allora occupata in modo marginale della terapia di gruppo con bambini e adolescenti. Il presente scritto propone un percorso critico tra le pubblicazioni del decennio 1988-1999 dedicate alla psicoterapia e al counseling di gruppo con bambini e adolescenti. Psicoterapia di gruppo, bambini e adolescenti, rassegna bibliografica.

VOL. IV N.1 2002
IN INTRODUZIONE
Gruppo e adolescenti di Gabriella Zizzo.
Viene offerto un panorama ed un confronto a più voci sul tema adolescenti e setting di gruppo, attraverso la presentazione di approcci diversi nell’ambito della psicoterapia di gruppo.
3. Adolescenti e psicodramma analitico, di Gabriella Zizzo.
La finzione del gioco, la capacità della drammatizzazione di attivare ricordi, emozioni e vissuti difficilmente accessibili alla semplice parola, tutto questo spezza in tempi molto brevi quel clima di chiusura e diffidenza che spesso caratterizza il mondo dell’adolescente, consente l’accesso al proprio mondo interno e mette in moto il processo di cambiamento.
4. Il lavoro di gruppo con gli adolescenti, di Silvia Corbella.
In questo scritto la Corbella sottolinea la necessità di un terapeuta che sappia valorizzare le potenzialità trasformative del gruppo dei pari e che al contempo contenga e tenga sotto controllo quegli aspetti che potrebbero rivelarsi pericolosi o, peggio, distruttivi.
5. Lavorare assieme agli adolescenti: progettare il futuro, di Calogero Lo Piccolo e Gioacchino Borruso.
I mutamenti sociali in atto stanno determinando una situazione di profonde trasformazioni e cambiamenti anche su uno dei livelli fondamentali delle nostre strutture antropologiche e culturali: quello relativo allo scambio tra le generazioni ed alla qualità della trasmissione intergenerazionale. La questione adolescenza è la spia più allarmante dello stato delle cose.
6. Sostegno alla ripresa evolutiva in un gruppo di adolescenti. La funzione del gruppo omogeneo a tempo limitato nel contesto istituzionale penale, di Cristina Saottini.
Questo lavoro di gruppo, che si pone come un episodio terapeutico, tra altri che caratterizzano il percorso penale minorile, ha lo scopo di facilitare la rielaborazione del gesto deviante, di promuovere un processo di mentalizzazione e quindi di riconoscimento dell’altro – la vittima – e dei suoi sentimenti.
7. Attraverso i gruppi: adolescenza e tossicodipendenza, di Vito Sava ed Elena La Rosa.
Vengono descritte alcune esperienze relative al lavoro di gruppo con adolescenti e tossicodipendenti in contesti e modalità differenti.
8. L’utilizzo del playback theatre in un gruppo di adolescenti. Riflessioni sul cambiamento prodotto in un gruppo di adolescenti attraverso il metodo di improvvisazione teatrale di J.Fox, di Paola Carnirollo.
L’autore descrive l’esperienza di condivisione di un gruppo di adolescenti delle scuole superiori. Il gruppo, senza finalità terapeutiche, ha raggiunto cambiamenti significativi dall’applicazione di un metodo di allenamento alla spontaneità.

VOL. V N.2 2003
IN SAGGI
9. Primo gruppo con adolescenti: considerazioni teoriche, esperienza clinica e vissuti personali, di Roberto Polano.
Un gruppo terapeutico composto da pazienti adolescenti, nell’ambito dell’attività ambulatoriale psichiatrica.
VOL.VII N.1 2005
Alle sorgenti del futuro. L’analisi di gruppo nell’età evolutiva. In Prospettive attuali nell’analisi di gruppo.
10. Il gruppo in età evolutiva. Intervista con la prof.ssa Graziella Fava Vizziello, di Marco Bonamici.
La prof.ssa Fava Vizziello propone alcune considerazioni sui gruppi naturali e i gruppi terapeutici in età evolutiva. Viene sottolineata l’importanza di un attento bilancio dei bisogni e delle risorse dei pazienti in età evolutiva e della loro rete familiare.
11. Adolescenti e adulti: un incontro possibile? Esperienze di educazione tra pari nella prevenzione delle dipendenze di Maria Luisa Cormaio, Maria Grazia Pelizzari, Daria Ubaldeschi, Costantino Girardengo.
Poiché il gruppo riveste un ruolo centrale per gli adolescenti, gli autori evidenziano l’utilità e la ricchezza della metodologia basata sull’Educazione tra pari, come strategia d’intervento che pone l’adolescente come soggetto competente, in grado di trasmettere e di ricevere conoscenze tra i coetanei, in libertà e autonomia operativa ed emotiva.
12. Gruppo di studio e ricerca. “Gruppoanalisi con bambini e adolescenti”
L’articolo presenta il gruppo di studio e ricerca nato a Palermo su gruppoanalisi con bambini e adolescenti, mirato alla creazione di uno spazio di dialogo e di scambio tra operatori e professionisti a vario titolo.

VOL. IX N.1 2007
IN PROSPETTIVE ATTUALI NELL’ANALISI DI GRUPPO. L’APPROCCIO ALLA GENITORIALITA’ NELLE ISTITUZIONI
13. La funzione genitoriale della scuola e l’utilizzo della fiaba, di Tiziana Piovesana
“Importanza di lavorare sulla genitorialità nella scuola e della scuola e in questo la drammatizzazione della fiaba si è posta come un valido strumento per aiutare gli insegnanti ad entrare in relazione con i ragazzi e per costruire quell’indispensabile spazio mentale atto a favorire la conoscenza di sé e degli Altri e la condivisione delle emozioni nella difficile fase di passaggio
dall’infanzia all’adolescenza.”
IN RECENSIONI
14. Troviamo un articolo di Annamaria Burlini che recensisce un libro di F.Berto, P.Scalari: Fuggiaschi. Adolescenti tra i banchi di scuola. Ed. La Meridiana – Molfetta Bari – 2005.
Un libro di storie che si incrociano, che creano un intreccio di emozioni e di eventi. Al centro della trama emozionale è l’attraversamento di quell’angoscia di separazione che è connessa con il processo di crescita degli adolescenti e che allo stesso tempo segna l’apprendimento degli adulti rispetto alla loro competenza educativa. Il focus è centrato sulle dinamiche che impediscono un felice scambio e riconoscimento tra i tre gruppi: adolescenti – genitori – insegnanti e si allarga anche alla società che ha perso una relazione efficace e attenta con la scuola, condannandola ad un ruolo stereotipato di trasmissione di un sapere.

VOL. X N.1 2008
IN RECENSIONI
15. Troviamo un articolo di Enrico Reo che recensisce un libro di A.Sordano: Fiaba, sogno e intersoggettività. Lo psicodramma analitico con bambini e adolescenti. Bollati Boringhieri – Torino – 2006.
Enrico Reo cita il testo come un’occasione di presa di contatto ricca e articolata con lo strumento dello psicodramma, nello specifico dell’utilizzo dello strumento in età evolutiva. L’analisi verbale in età evolutiva risulta spesso strumento non adeguato per esprimere esperienze emotive problematiche, trovando nei disegni, nelle fiabe e nei sogni strumenti più efficaci per favorire l’espressione del mondo intrapsichico e costituendosi come “centro/incontro” del gruppo.

VOL. XI N.3 2009
IN LAVORI IN CORSO
16. Un gruppo di padri in ambulatorio per l’età evolutiva, di Nadia Benedetto, Fabrizio Boccardo, Marco Chiantore, Marta Gianaria.
Questo gruppo nasce dalla necessità di far fronte a una crescente domanda d’intervento che riguarda la crisi del ruolo genitoriale durante l’adolescenza. Il focus dell’intervento è sul ruolo paterno e il trattamento, che si configura con le caratteristiche di un gruppo omogeneo a termine, mira al sostegno specifico della funzione genitoriale. Si è trattato di un gruppo a termine che si è svolto nell’arco di 25 sedute di un’ora e trenta ciascuna, a cadenza settimanale. Ha coinvolto otto padri di dieci pazienti (5 ragazzi e 5 ragazze) di età compresa tra i 9 e i 17 anni e che presentano problematiche di vario genere: abbandoni scolastici, stati ansiosi, depressivi, disturbi del comportamento alimentare, disturbi della condotta, bullismo e utilizzo di droghe.

VOL. XII N.1 2010
IN “PROSPETTIVE ATTUALI NELL’ANALISI DI GRUPPO”. ASPETTI VISIBILI ED INVISIBILI NEI GRUPPI IN ETA’ EVOLUTIVA
Angela Sordano ricorda come nel congresso IAGP a Roma nell’agosto 2009, sul tema “Gruppi in tempo di conflitti” sia stato raccolto un numero incredibile di contributi nell’ambito della psicoterapia di gruppo in età evolutiva. Si tratta ancora di una “terra di confine”, dove chi vi opera ha il compito di rendere visibile ciò che è allo stato nascente. Nei lavori raccolti, la questione del “visibile” si configura principalmente come “esplorazione dello spazio interno” dell’analista che si confronta nel ruolo di adulto con una comunità di bambini e/o adolescenti. Il conduttore in età evolutiva ha una doppia responsabilità in quanto, oltre ad avere il compito di consentire la sperimentazione di una relazione correttiva per il paziente ha una funzione determinante nell’accompagnamento dei processi evolutivi nei gruppi.
17. Mimèsi e rito: tra ripetizione e creatività. Dare forma al non espresso: trasformazioni creative in gruppi di bambini e di adolescenti, di Adriana Dondona.
Si parla qui di gruppi con finalità terapeutiche e psicoeducative, con l’obiettivo di osservare ed aiutare bambini e/o preadolescenti con disturbi emotivi, del comportamento e/o dell’apprendimento, in un Servizio di Tutela Salute Mentale e Riabilitazione in Età Evolutiva. Le attività proposte nei gruppi sono di tipo espressivo, di gioco simbolico, discussione libera, di invenzione di storie e rielaborazione collettiva di stimoli narrativi introdotti dalla Psicoterapeuta.
18. Cadre e l’attualità dell’invisibile, di Louis Bocquenet, Angela Sordano, Diego Rora
Il presente lavoro mira a sistematizzare gli esiti di un confronto metodologico e teorico tra due centri psicoterapeutici che utilizzano lo psicodramma nel trattamento di bambini e adolescenti. Elemento fondamentale dell’approccio è il ruolo dato alle immagini quali referenti simbolici del processo comunicativo del gruppo; la cornice è quella del “come se”.
19. La psico – cosa, dall’invisibile al visibile: vedere, sentire, percepire, rappresentare, pensare l’adolescenza, di Angela Baldassarre.
L’immagine rappresenta una fonte di mediazione nel gruppo che facilita i processi elaborativi, costituisce un canale importante su cui si innesta l’ascolto polifonico del gruppo.

VOL. XIII N.1 2011
IN PROSPETTIVE ATTUALI NELL’ANALISI DI GRUPPO. I SEMINARI DI NAUSICAA. ADOLESCENZA: TEMPI E FORME DEL MALESSERE E DELL’EMANCIPAZIONE
20. Dall’eteronomia all’autonomia, di Silvia Anfilocchi.
La sofferenza di questi giovani adulti nasce dal dover far fronte a richieste, nuove e potenti, provenienti dal mondo interno ed esterno. La terapia ha lo scopo di modulare il super – io, procedere verso la sua umanizzazione, o di diminuire lo scarto tra Io ideale e Io reale.
21. Essere adolescenti in un corpo malato, di Chiara Bignamini, Barbara Cadonati, Maria Simonetta Spada.
“In adolescenza si intensifica il dialogo con il proprio corpo, a questo l’adolescente chiede di sostenere e integrare i cambiamenti che gli permetteranno di crescere. Appare possibile pensare al corpo in adolescenza come al traghetto che dalle familiari terre dell’infanzia porta alla conquista della propria identità adulta, del proprio futuro. È possibile immaginare come il lavoro di crescita dell’adolescente possa complicarsi quando vi si accosta con un corpo malato. È necessario fare in
modo che l’adolescente malato possa continuare a sentire di poter crescere ed individuarsi, in modo che l’avere un corpo malato non significhi di per sé rinunciare a fantasticare, progettare e cercare di diventare un uomo o una donna.”
22. La fatica di “sentirsi esistere”, di Floriano Bresciani.
La psicopatologia grave spesso ha il suo punto di esordio in adolescenza e di fronte a tale tipo di malessere il gruppo può configurarsi come uno spazio dove i giovani pazienti possono sentirsi accolti, un tempo per loro, uno spazio dialogico.
23. Crisi adolescenziale: rottura o passaggio, di Patrizia Erlicher, Annamaria Fusaro.
L’aspetto che il proprio corpo viene ad assumere, le sensazioni che da esso originano, le nuove spinte verso il piacere sessuale, sono cambiamenti che si devono integrare con l’immagine di sé che l’adolescente si è costruito nel corso dell’infanzia. I sentimenti e i pensieri che provengono dal corpo facilmente generano nell’adolescente vergogna o colpa, per cui è molto importante che essi diano anche piacere e ciò è possibile solo se con il proprio corpo egli ha acquisito sufficiente confidenza, se lo ha sentito amato nel tempo e se quindi egli stesso lo ha investito libidicamente. Quando le cose non vanno tanto bene i cambiamenti corporei possono generare angosce intollerabili o il desiderio di impedire che questi cambiamenti si verifichino.
24. Il gruppo come esperienza di transizione, di Virginia Lanfranchi.
Guardare e pensare agli adolescenti significa avere l’impressione di avere a che fare con una realtà che sfugge. L’adolescente è un individuo in continuo mutamento che obbliga gli adulti a continui mutamenti. Se il gruppo ha un ruolo nella formazione del Sé di ogni individuo, a maggior ragione il gruppo dei pari assume un ruolo fondamentale per l’adolescente: lo stare insieme assume una funzione rassicurante, diventa lo spazio di transizione all’interno del quale sentirsi accolto e nello stesso tempo sentirsi indipendente dalla famiglia. Poiché per gli adolescenti la ricerca della relazione con i coetanei è fisiologica, la terapia di gruppo si configura per loro come uno strumento facilitante la riattivazione e la ripresa di un processo di crescita che sia stato inibito o interrotto e la possibilità di affrontare non da soli i conflitti attuali, proponendosi non solo come sostegno temporaneo ad un narcisismo fragile come il gruppo spontaneo, ma nella sua funzione di “spazio transizionale” cioè di spazio psichico per pensare, secondo la definizione di Winnicott, spazio in cui si sviluppa il pensiero simbolico.
25. Regredire per crescere, di Mariavittoria Metelli.
Il gruppo terapeutico di adolescenti, rispetto ai gruppi che si formano spontaneamente evidenzia come sostanziale differenza la presenza dell’adulto/terapeuta e la regressione è un aspetto intrinseco al lavoro terapeutico di stampo psicoanalitico e attraverso degli esempi si vede come la regressione si manifesti specificamente nel campo gruppale e come essa possa essere contenuta, elaborata e trasformata.

VOL. XIV N.3 2012
IN PROSPETTIVE ATTUALI NELL’ANALISI DI GRUPPO. ANDAR PER GRUPPI IN UN SERVIZIO PSICHIATRICO A CURA DI BRUNO CHIPI
26. Aspetti di criticità e drop out in un gruppo di psicoterapia per adolescenti. L’esperienza in un centro di salute mentale, di Gemma Bolognini, Daniela Marcucci, Paola Pedrotti, Ingrid Hugnet, Bruno Chipi.
La finalità di questo gruppo è stata quella di promuovere processi di cambiamento e di benessere psicologico in adolescenti a rischio di strutturare gravi disturbi della personalità. Si evidenzia la complessità di tale intervento e gli aspetti di criticità, ponendo attenzione alle dinamiche istituzionali dei Servizi coinvolti.

VOL. XV N.1 2014
IN LAVORI IN CORSO
27. Qualcuno ci pensa. Pensiero del corpo e corpo del pensiero, di Paolo Colavero.
Il presente lavoro, a metà tra clinica e teoria, tratta di un’esperienza clinica di gruppo tenuta in una Comunità psichiatrica terapeutica per minori. Dopo alcuni momenti difficili, timidamente avrà modo di introdursi sul gruppo un’embrionale forma di pensiero del gruppo.

VOL. XV N.3 2014
IN LAVORI IN CORSO
28. “Psicodramma analitico di gruppo con adolescenti: analisi testuale dei contenuti emersi”, di Michela Gatta, Linda Fornaro, Lara Del Col, Federica Zanelli, Paolo C. Testa, Carolina Bonafede.
Nell’ambito della psicoterapia di gruppo, lo psicodramma può considerarsi avere un ruolo privilegiato in quanto il processo adolescenziale può essere in sé stesso inteso come psicodramma naturale.
29. “Gruppo Cerchio”. Un’esperienza clinica gruppale con adolescenti, disabili motori, di Nicola Perella, Monica Ranieri.
Questo gruppo ha evidenziato la promozione di un percorso evolutivo in cui i ragazzi, da una condizione di iniziale difficoltà a relazionarsi nell’incontro con l’altro, hanno creato uno spazio di dialogo e sempre maggior confronto tra pari, permettendo agli autori di osservare un vero e proprio progresso verso soluzioni più “evolutive” alle molteplici sfide che un adolescente con disturbi motori si trova ad affrontare.

VOL. XVI N.2 2015
IN SAGGI
30. Adolescenza ed alimentazione: gli “schermi” del corpo. L’esperienza con i gruppi classe, di Maria Cristina Gatto Rotondo, Chiara Cappetti, Chiara Nicolini.
Si tratta di una ricerca-azione, svolta in contesto scolastico nell’ambito della prevenzione dei comportamenti alimentari a “rischio”. L’intervento si è rivolto al gruppo classe proponendosi di attivare le molteplici dimensioni – corporee – affettive – sociali – evolutivamente implicate. Viene evidenziata l’importanza del setting gruppale e viene proposta una riflessione sull’utilizzo delle immagini come “strumenti mediatori” che facilitano l’attivazione di un’area intermedia e creativa nel gruppo.
31. Adolescenza e psicodramma analitico: analisi testuale ed effetti a breve termine sui sintomi psichiatrici, di Michela Gatta, Federica Zanelli, Lara Del Col, Linda Fornaro, Maria Cristina Gatto Rotondo, Pier Antonio Battistella.
Si tratta di un’analisi qualitativa e quantitativa di un progetto di psicodramma analitico a tempo limitato con un gruppo omogeneo di adolescenti affetti da patologie neuropsichiatriche.

Note conclusive
Abbiamo visto che così come il gioco per i bambini, anche il gruppo funziona come un apparato per pensare e simbolizzare pulsioni libidiche o aggressive a cui il gioco toglie pericolosità e distruttività. In un’annotazione di Bion in uno dei suoi seminari dice che ad un paziente dovremmo sempre dare, in ogni seduta, un buon motivo per ritornare e, credo che uno dei buoni motivi sia il divertimento, una seduta in cui si sia giocato insieme. Questo non vuol dire non essere seri o evitare il dolore o la sofferenza, ma che in qualche modo noi possiamo anche giocare col dolore, con la sofferenza, con la pena. Possiamo compiere una trasformazione in dramma, una trasformazione in tragedia, una trasformazione in qualsivoglia forma letteraria adatta a rendere quel tipo di emozione che stiamo cercando di portare in vita, in modo da portare qualcosa di olograficamente vivace e significativo all’interno del campo analitico, qualcosa che poi rimanga anche al paziente come stile comunicativo con se stesso (Anonino Ferro. Pensieri di uno psicoanalista irriverente. Guida per analisti e pazienti curiosi. A cura di Luca Nicoli. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2017). Questo creda valga ancor più in un gruppo con pazienti adolescenti che, come abbiamo visto negli articoli di questa bibliografia, fanno fatica a riconoscersi nel loro corpo e in uno spazio fatto a loro misura. Perché ci si possa “individuare”, perché si possa diventare capaci di “sentire”, è necessario passare da una situazione di solitudine, di vuoto e in questo il terapeuta rappresenta il modello che per primo osa affrontare la solitudine e l’ostilità dei pazienti. Il terapeuta diventa la possibilità della solitudine, perché la riesce ad esprimere in modo onesto, in quanto proiezione dei pazienti, della possibilità di viverla, di scontrarsi con un doloroso esame di realtà. È necessario che il terapeuta possa verbalizzare l’impotenza ed il senso di solitudine ed in questo modo dare indietro al gruppo degli elementi trasformati e allo stesso tempo far vedere che avendo preso consapevolezza della propria solitudine, si può esplicitarla a condividerla, promuovendo così un processo di individuazione che non è mai totale (Corbella S., 2003, Storie e luoghi del gruppo, Raffaello Cortina Editore, Milano).

Un invito ai lettori
La comunità psichiatrica internazionale sta attualmente discutendo se la dipendenza patologica da Internet possa essere considerata come una patologia a sé. Probabilmente la risposta sarà affermativa, ed il disturbo da internet dipendenza apparirà nelle nuove versioni del DSM e dell’ICD. La dipendenza può essere generale o focalizzata su una specifica attività e inizialmente questo interesse può confondersi con il normale entusiasmo che gli adolescenti mostrano per le cose che li appassionano. Se una volta poteva essere scontato che il gruppo dei pari fosse l’ambito a cui l’adolescente fa ricorso per emanciparsi dal gruppo familiare di origine, questo non lo è più oggi nell’era digitale che ci troviamo a vivere. Alla luce di questo la proposta potrebbe essere quella di prendere in carico in un contesto di psicoterapia di gruppo adolescenti che mostrano un disagio in tal senso.