Gruppi e Bambini

Gruppi e bambini
A cura di Maria Grazia Sireci

Prima di inoltrarci in questo percorso bibliografico si vuole sottolineare come allo stato attuale, all’interno della nostra rivista Gruppi, sull’argomento “Gruppi e bambini”, siano stati pubblicati dal 1999 ad oggi 15 lavori e nello specifico, per ogni ambito, questi sono i numeri:
6 nell’ambito della CLINICA;
3 nell’ambito della TEORIA;
3 nell’ambito della RICERCA EMPIRICA;
1 nell’ambito delle RECENSIONI;
1 nell’ambito delle REVISIONI BIBLIOGRAFICHE;
1 nell’ambito delle INTERVISTE.

INTRODUZIONE
Alle origini del lavoro con i piccoli gruppi vi è l’esperienza fatta alla Tavistock con piccoli gruppi di bambini delle scuole elementari, la quale ebbe inizio nel 1966, allorché un’allieva psicoterapeuta, che lavorava come insegnante nei corsi di recupero, si rese conto che i bambini si servivano delle sue classi per tentare di risolvere i loro personali problemi emotivi; da allora si è fatta tanta strada ma tanta ancora se ne deve percorrere (Slavson S.R., La mia tecnica di terapia di gruppo con i bambini, in “Trattato di psicoterapia infantile”, Biermann (a cura di), Piccin Ed., Padova, 1974 Vol 2°). Quello che ci troviamo davanti quando abbiamo un gruppo di psicoterapia in età evolutiva è un contesto tanto affascinante quanto difficile, che non risponde solo ai bisogni sollevati dalla sofferenza, ma che potrebbe avere anche un valore di prevenzione del disagio. Inoltre i bambini non portano una sofferenza di cui sono consapevoli in quanto arrivano in consultazione coi genitori o perché segnalati dalla scuola, per cui non vi è una vera e propria domanda di terapia. Le famiglie sono meglio disposte all’indicazione del gruppo che non a quella della psicoterapia duale perché la partecipazione al gruppo è spesso sentita più come un’esperienza di socializzazione che come una psicoterapia vera e propria (Miglietta D., (2000), Gruppi in età evolutiva, UTET, Torino).

VOL. II N.2 2000
IN NOTE E DISCUSSIONI
1. La terapia di gruppo con bambini e adolescenti. Una rassegna bibliografica ragionata degli anni ’90 (1988-1999) di Giovanni Di Stefano e Giorgio Falgares.
Questo contributo nasce dalla considerazione che la letteratura specialistica in Italia si era fino ad allora occupata in modo marginale della terapia di gruppo con bambini e adolescenti. Il presente scritto propone un percorso critico tra le pubblicazioni del decennio 1988-1999 dedicate alla psicoterapia e al counseling di gruppo con bambini e adolescenti. Psicoterapia di gruppo, bambini e adolescenti, rassegna bibliografica.

VOL.VII N.1 2005
ALLE SORGENTI DEL FUTURO. L’ANALISI DI GRUPPO NELL’ETA’ EVOLUTIVA. IN PROSPETTIVE ATTUALI NELL’ANALISI DI GRUPPO.
2. Una ricognizione sul panorama delle terapie infantili di Valentina Chiorino e Donata Miglietta.
L’intento di tutto il numero della rivista è quello di condividere esperienze e riflessioni sul tema dei gruppi con bambini e adolescenti, e questo articolo nello specifico approfondisce il panorama della letteratura sul tema della psicoterapia di gruppo in età evolutiva, delineandone la nascita, gli sviluppi successivi e quelli attuali. Una particolare attenzione è data alle esperienze e riflessioni italiane con riferimento ad esempio allo psicodramma e all’analisi di gruppo. Viene anche riservato uno spazio ai gruppi con i genitori come coadiuvanti del percorso di cura gruppale dei figli.
3. Costruire la pensabilità. Il lavoro terapeutico con i bambini e i loro genitori di Donata Miglietta.
L’attenzione viene qui posta sulla costruzione delle condizioni che mettono in moto un apparato trasformazionale che permetta la pensabilità del dolore stesso. Vengono ripresi alcuni concetti fondamentali di Bion e, il tema della frustrazione e del dolore viene collegato agli studi della neurofisiologia del cervello e all’attività delle soglie cerebrali. Con questo lavoro ci sia auspica di mostrare il cammino difficile del pensiero, quando emozioni violente sottopongono gli esseri umani a cercare i canali per tradurre il sentire in mentale.
4. Il gruppo in età evolutiva. Intervista con la prof.ssa Graziella Fava Vizziello di Marco Bonamici.
La prof.ssa Fava Vizziello propone alcune considerazioni sui gruppi naturali e i gruppi terapeutici in età evolutiva. Viene sottolineata l’importanza di un attento bilancio dei bisogni e delle risorse dei pazienti in età evolutiva e della loro rete familiare.
5. L’elaborazione del trans generazionale nei gruppi di psicodramma con bambini di Angela Sordano.
Ogni bambino svolge un ruolo nel copione transgnerazionale della famiglia e l’articolo si pone l’obiettivo di presentare e riflettere sui processi di gruppo che consentono la trasformazione del ruolo. L’attività clinica psicodrammatica attraverso la messa in scena non solo dei ruoli socialmente espressi, ma anche dei ruoli interni precocemente iscritti nella mente del bambino, favorisce lo sviluppo della capacità di riaffrontare queste prescrizioni interne e con esse tutte le configurazioni mitiche interiorizzate ad esso connesse. L’evoluzione nella capacità di esprimere le proprie emozioni dà al bambino la possibilità di diventare un interprete più libero dei contenuti che legano la sua vita psichica a quella delle generazioni precedenti.
6. Gruppo di studio e ricerca. “Gruppoanalisi con bambini e adolescenti” di Tiziana Raia.
L’articolo presenta il gruppo di studio e ricerca nato a Palermo su gruppoanalisi con bambini e adolescenti, mirato alla creazione di uno spazio di dialogo e di scambio tra operatori e professionisti a vario titolo.
7. Sentire il gruppo: giro giro tondo casca il mondo casca la terra, tutti giù per terra di Alessandra Zappino.
Si mette qui in evidenza come in un gruppo di bambini in età di latenza sia necessario strutturare dei legami di attaccamento primari che consentano ad ogni membro di rassicurarsi circa la propria presenza e sulla presenza dell’adulto come figura di riferimento e che possano funzionare come fattore terapeutico specifico. Si sottolinea anche il vissuto del conduttore che, immerso nel campo gruppale, si trova ad avere a che fare con bambini che fanno sperimentare in vivo le emozioni provate dagli stessi rispetto all’incontro con il nuovo, con lo sconosciuto all’interno di un gruppo.

VOL. IX N.1 2007
IN PROSPETTIVE ATTUALI NELL’ANALISI DI GRUPPO. L’APPROCCIO ALLA GENITORIALITÀ NELLE ISTITUZIONI.
8. La funzione genitoriale della scuola e l’utilizzo della fiaba di Tiziana Piovesana.
Il focus è sullo sforzo che insieme adulto e bambino compiono nel cercare di mantenere vitale e non atrofico il canale della relazione. Attraverso la fiaba e la sua drammatizzazione si aiutano gli insegnanti ad entrare in relazione con i ragazzi per costruire quell’indispensabile spazio mentale atto a favorire a favorire la conoscenza di sé e degli Altri e la condivisione delle emozioni nella difficile fase di passaggio dall’infanzia all’adolescenza.

VOL. X N.1 2008
IN RECENSIONI
9. Troviamo un articolo di Enrico Reo che recensisce un libro di A. Sordano: Fiaba, sogno e intersoggettività. Lo psicodramma analitico con bambini e adolescenti. Bollati Boringhieri, Torino, 2006.
Enrico Reo cita il testo come un’occasione di presa di contatto ricca e articolata con lo strumento dello psicodramma, nello specifico dell’utilizzo dello strumento in età evolutiva. Nel testo si evidenzia come l’analisi verbale in età evolutiva risulti spesso strumento non adeguato per esprimere esperienze emotive problematiche, trovando nei disegni, nelle fiabe e nei sogni strumenti più efficaci per favorire l’espressione del mondo intrapsichico e costituendosi come “centro/incontro” del gruppo. L’immagine stessa è simbolo relazionale, costituisce un “centro” del gruppo, immagini archetipiche in cui trovare elementi d’incontro, ancoraggi che permettono di contenere l’esperienza dispersiva della patologia mentale.

VOL. XII N.1 2010
IN “PROSPETTIVE ATTUALI NELL’ANALISI DI GRUPPO”. ASPETTI VISIBILI ED INVISIBILI NEI GRUPPI IN ETA’ EVOLUTIVA
IN INTRODUZIONE
Angela Sordano ricorda come nel congresso IAGP a Roma nell’agosto 2009, sul tema “Gruppi in tempo di conflitti” sia stato raccolto un numero incredibile di contributi nell’ambito della psicoterapia di gruppo in età evolutiva. Si tratta ancora di una “terra di confine”, dove chi vi opera ha il compito di rendere visibile ciò che è allo stato nascente. Nei lavori raccolti, la questione del “visibile” si configura principalmente come “esplorazione dello spazio interno” dell’analista che si confronta nel ruolo di adulto con una comunità di bambini e/o adolescenti. Il conduttore in età evolutiva ha una doppia responsabilità in quanto, oltre ad avere il compito di consentire la sperimentazione di una relazione correttiva per il paziente ha una funzione determinante nell’accompagnamento dei processi evolutivi nei gruppi.
10. Supervisione e gestione della crisi in una classe elementare pubblica di Masahiro Nishikawa.
Si tratta di uno studio basato su una tecnica psicodinamica, l’asse della matrice mosaica (MMA) che si pone di promuovere il consolidamento del Sé soggettivo individuale; è stata utilizzata in una classe ingestibile di bambini in età di latenza. Tale processo ha permesso una specifica sequenza psicodinamica: lo stabilirsi della repressione primaria individuale, della differenziazione tra sé e non sé e del vincolo dinamico tra Ego e auto identità.
11. Mimèsi e rito: tra ripetizione e creatività. Dare forma al non espresso: trasformazioni creative in gruppi di bambini e di adolescenti di Adriana Dondona.
Si parla qui di gruppi con finalità terapeutiche e psicoeducative, con l’obiettivo di osservare ed aiutare bambini e/o preadolescenti con disturbi emotivi, del comportamento e/o dell’apprendimento, in un Servizio di Tutela Salute Mentale e Riabilitazione in Età Evolutiva. Le attività proposte nei gruppi sono di tipo espressivo, di gioco simbolico, discussione libera, di invenzione di storie e rielaborazione collettiva di stimoli narrativi introdotti dalla Psicoterapeuta.
12. Dalla mentalità talebana alla democrazia degli affetti in un gruppo di bambini di Leonardo Boatti.
Sempre più bambini in questa società non sanno giocare: “presentano” più che rappresentano i propri vissuti e dunque il terapeuta dell’età evolutiva si trova ad affrontare gruppi di bambini la cui modalità di comunicare le proprie emozioni è in prevalenza sensoriale-corporea. Il terapeuta si trova a fare un duro lavoro, tradurre in pensieri e parole le comunicazioni affettive ed emotive espresse con la sensorialità e il corpo. Nel gruppo di bambini preso in esame si assiste ad un conflitto fra una modalità maschile improntata sull’azione e sul gioco come veicolo delle emozioni e una modalità femminile più improntata sulla parola e sul pensiero.
13. Cadre e l’attualità dell’invisibile di Louis Bocquenet, Angela Sordano, Diego Rora.
Il presente lavoro mira a sistematizzare gli esiti di un confronto metodologico e teorico tra due centri psicoterapeutici, dunque due equipe, una francese ed una italiana, che utilizzano la metodologia dello psicodramma nel trattamento di bambini e adolescenti. Elemento fondamentale dell’approccio è il ruolo dato alle immagini quali referenti simbolici del processo comunicativo del gruppo; la cornice è quella del “come se”. Si è cercato di evidenziare i nodi teorici e concettuali allo scopo di individuare una metodologia comune.
14. Quando i conflitti sono in gioco. Gruppi, formazione, diversità di Donata Miglietta.
Nei gruppi di bambini vi è il passaggio dalla posizione dell’ascolto al coinvolgimento corporeo del terapeuta e ciò spesso viene considerato non del tutto conciliante con la psicoanalisi e le teorie sui gruppi analitici. Ma ad oggi le psicoterapie sono una galassia dai confini incerti e, anche come formatori, è necessario pensare ad un sistema aperto di conoscenza. Quando il conflitto si trasforma in gioco può facilitare il confronto tra diversità teorico-tecniche.

VOL. XVII N.1 2017
IN CONTRIBUTI ORIGINALI
15. Gruppi paralleli: bambini e genitori di Elisabetta Falcetti, Laura Boscolo Bozza.
Il presente lavoro illustra l’esperienza di gruppi paralleli di bambini e genitori attivati in uno studio privato di psicoterapia e neuropsicomotricità. Tale progetto parte dal presupposto che non sia possibile occuparsi del bambino senza occuparsi anche dei suoi genitori.
Note conclusive
Nel corso della nostra bibliografia abbiamo visto come l’adulto nel gruppo è un adulto che si può mettere a distanza o includere, ma che lascia ai membri la scelta in merito (Neri C., (1995), Gruppo, Borla, Roma). Al conduttore è richiesto di sviluppare una grande capacità di reverie e contenimento e quindi la necessità di trovare il canale di comunicazione più idoneo per raggiungere il mondo interno dei bambini e a tal proposito possiamo dire che il nucleo fondamentale della psicoterapia con bambini è il “Gioco”. Ma cosa vuol dire “giocare” per un bambino?. Winnicott afferma che vi è una linea diretta di sviluppo dai fenomeni transazionali al gioco, e dal gioco al gioco condiviso (Winnicott D. W., (1974), Gioco e realtà (1971), Armando, Roma); infatti il gioco nasce in quell’area intermedia che si crea tra il bambino e la madre, quando la fiducia che egli ripone in lei mette in moto il suo bisogno di controllo che si fa magico e onnipotente. Nel gioco i personaggi sono la personificazione di fantasie ed oggetti interni proiettati sui giocattoli, marionette ed altro materiale e, soprattutto, sul terapeuta stesso. Il conduttore del gruppo deve essere in grado di reggere le personificazioni distruttive senza farsi distruggere, deve essere in grado di gestire quelle parti del Sé del bambino proiettate dentro di lui contrapponendogli personaggi ed azioni tali da far rivivere nella relazione quel determinato problema, o provare l’urto, o capirne l’odio, o individuarne il timore. Il terapeuta in un gruppo di bambini è testimone del gioco e al momento giusto cerca di trasformare i giochi e le scene in un linguaggio e in un significato. Il bambino può fare con il terapeuta esperienze che correggono la situazione precedente e che aprono la possibilità a nuovi punti di vista, nuovi modi di vivere la realtà. Il contenitore offerto dal gioco una volta costruito può essere sentito come il garante dove portare le proprie sofferenze ma anche dove costruire la propria individualità attraverso momenti alternati di identificazione e differenziazione assimilabili a quelli di fusione e individuazione (Corbella S., Gioco e gioco di parola nel gruppo analitico, in “Areanalisi”, VII, 12-13, 1993).

Un invito ai lettori
L’importanza di considerare gruppi di bambini nasce dal presupposto che l’identità psichica individuale sia radicalmente fondata dalla relazione: una relazione transpersonale che si istituisce tra un nascente, che porta con sé i segni biologici di una predisposizione ad apprendere, ed un campo mentale familiare, iscritto dentro e collegato con gli aspetti normativi, valoriali e relazionali della cultura collettiva. La relazione trans-personale attraversa gli individui, i gruppi e le organizzazioni, configurando l’inscindibilità, sul piano psichico, tra ciò che è interno e ciò che è esterno all’uomo (Giannone F., Lo Verso G., (1996), Il Self e la polis, il sociale e il mondo interno, Franco Angeli, Milano). Il vantaggio , sebbene il bambino sia già un intersoggetto è che nella mente e nel funzionamento infantile l’istituzione interna e le sue figure non sono ancora fondate in modo determinato, e di conseguenza esse sono permeabili ai cambiamenti di prospettiva. Da qui l’importanza l’ importanza d’investire sempre di più su questa fascia d’età, utilizzando tecniche e modalità di conduzione innovative e non sempre ortodosse, ma che al contrario possano andare di pari passo con alcuni aspetti particolarmente pregnanti dello sviluppo, in particolare con le articolazioni tra movimento, sensorialità, corpo e movimento, che non sono altro che linguaggi espressivi privilegiati del bambino.