Gruppi e Transculturale

Gruppi e Transculturale
A cura di Maria Grazia Sireci

Allo stato attuale, all’interno della nostra rivista “Gruppi”, sull’argomento “Gruppi e transculturale”, sono stati pubblicati dal 1999 ad oggi 26 lavori e nello specifico, per ogni ambito, questi sono i numeri:
11 Nell’ambito della CLINICA
12 Nell’ambito della TEORIA
1 Nell’ambito della RICERCA EMPIRICA
2 Nell’ambito della revisione bibliografica

INTRODUZIONE
La provenienza alloctona reca con sé tradizioni, valori, lingue, convinzioni religiose spesso distanti da quelle della popolazione autoctona, che determinano bisogni psicologici specifici (La conoscenza magica, G.Profita e G.Sprini, 1990, ed. Franco Angeli). La modalità transculturale è un atteggiamento mentale nuovo che offre la possibilità di superare la posizione culturocentrica secondo la quale ogni società pensa di essere centrale rispetto “ai resto” con cui viene in contatto. Bisogna costruire dei ponti di passaggio verso una mente multiculturale, che è la nostra, capace di porsi “al plurale”.

VOL. I N. 2 1999
VOL. III N.2 2001
VOL. V N.1 2003
VOL. V N.3 2003
VOL. VII N.3 2005
VOL. IX N.3 2007
VOL. XI N.2 2009
VOL. XII N.3 2010
VOL. XIII N.3 2011

 

VOL. I N. 2 1999
1. La Yugoslavia come gruppo di Eduard Klain
L’autore, psichiatra e gruppoanalista croato, propone una lettura del conflitto avvenuto nell’ex-Yugoslavia attraverso l’ottica degli strumenti delle dinamiche di gruppo. La Yugoslavia assumerebbe, in tal modo, i tratti di una realtà gruppale, in cui i conflitti interetnici hanno a che vedere con le forme sociali di paura e insicurezza e con il bisogno di affermare una propria identità negando quella dell’altro, negazione che viene portata alle estreme conseguenze anche con la guerra. Alla luce di questa lettura il problema delle società multietniche diventerebbe quello di creare stati che si pongono a garanzia dell’esistenza di una determinata etnia in un momento in cui questa si sente minacciata dalle altre, producendo così una condizione d’insicurezza che può sfociare nella guerra di ciascun’etnia contro le altre.

 

VOL. III N.2 2001
IN INTRODUZIONE
Franco Di Maria e Ugo Corino affermano che nelle società transculturali, lo spazio mentale condiviso è spazio ambientale in cui bisogna poter accettare la diversità e la stranierità: l’estraneo e lo strano che è in noi. Quello che si prospetta in questo tipo di società è un lavoro etnopsicoterapeutico come rinarrazione e ri-cucitura di una trama spezzata e dispersa nell’esperienza migratoria.
2. Dall’interculturale al transculturale di Jean Claude Rouchy
Gran parte dei meccanismi e dei processi che reggono i rapporti tra le persone e i gruppi di culture differenti sono specificamente gruppali, dunque il dispositivo dell’analisi di gruppo è il più adatto a farli emergere e a trattarli. Condurre una ricerca transculturale in una prospettiva clinica non può farsi se non in modo etnocentrico.
3. Dallo stereotipo culturale al transfert-controtransfert nella relazione psicoterapeutica transculturale di Luc Michel
Partendo dall’idea che in tutte le relazioni psicoterapeutiche d’ispirazione psicoanalitica dietro vi sia la coppia transfert-controtransfert, si afferma che dietro questa relazione interindividuale si configuri una relazione intergruppale tra i gruppi di appartenenza di cui fanno parte sia il paziente sia lo psicoterapeuta; questa relazione si potrebbe definirla “metatransfert culturale” e in una psicoterapia tra persone appartenenti alla stessa cultura, rimane sullo sfondo; diversamente in una relazione interculturale può occupare la scena. Si può manifestare ad esempio sotto forma di acting, che minaccia la relazione psicoterapeutica stessa e solo un lavoro in gruppo può affrontarla. Per questo le esperienze personali in gruppi interculturali sono utili per la formazione dello psicoterapeuta che, sempre più spesso, deve affrontare questo tipo di situazioni.
4. Analisi di gruppo sui conflitti detti “interculturali” di Susann Heenen-Wolff e Werner Knauss
Nell’articolo si cerca di dimostrare l’importanza di un approccio psicoanalitico nel lavoro svolto con partecipanti ad un gruppo che hanno origini nazionali e culturali diverse, mettendo anche in evidenza i conflitti inconsci specifici.
5. Declinazioni plurali della società e strategie di inclusione di Sergio Zorzetto, Michela de Prato, Salvatore Inglese e Giuseppe Cardamone
Gli autori ripercorrono la storia delle discipline e degli approcci etno-antropologici alle problematiche della salute mentale fino alle loro attuali declinazioni, ponendo l’accento sulle complessità del rapporto tra migrazione e psicopatologia, tra psicopatologia e cultura e dei relativi dispositivi terapeutici. Vengono poi presentate le azioni concrete messe in atto a Prato attraverso la realizzazione di un Consultorio Immigrati nel Dipartimento di Salute Mentale e di un Centro di Documentazione per la salute mentale dei soggetti migranti, operanti in stretta e reciproca connessione. Lo scopo è potenziare la capacità di presa in carico decentrata e integrata dei diversi operatori coinvolti nella risposta ai problemi di salute mentale. L’insieme di tali azioni è una strategia che pone il nodo salute/malattia come uno dei perni della promozione dei diritti di cittadinanza nelle società multiculturali.
6. Il metodo “etnopsi” del Centre Devereux di Parigi. Tobie Nathan: dal terapeuta che lavora con un gruppo di pazienti al parlamento multietnico di terapeuti di Ugo Corino, Francesca Campostrini, Laura Vasini
Questo articolo esamina il metodo ed i presupposti teorici che fondano l’approccio “etnopsi”, partendo dal lavoro di un gruppo di confronto con Tobie Nathan e sui presupposti epistemologici che fondano il Centre Devereux: dal costruttivismo alla potenza creatrice delle teorie. Il dispositivo etnopsichiatrico è indagato rispetto ai diversi livelli di articolazione: la prescrizione, il trattamento degli oggetti ed il gruppo multietnico dei terapeuti in azione nella consultazione. Uno degli aspetti discusso inoltre in questo lavoro è la formazione dei terapeuti sul doppio registro della appartenenza culturale locale e di quella psicodinamica.
7. Spazi di legame e di transizione: l’esperienza di un gruppo multi e transculturale di donne di Sara Bicce Piciocchi
La rappresentazione che l’individuo ha di sé è strettamente connessa a quella del gruppo e dei legami in cui è inserito. In una società in cui è evidente come i legami sembrino perdere la propria capacità di sostegno e di produrre memorie condivise, per migranti e non, la rappresentazione di sé risulta legata anche alla difficoltà e all’esito che si ha nel compiere nuove affiliazioni e nel creare nuove appartenenze. In particolare le donne migranti rivestono il difficile compito di mediare tra gruppi e culture e dunque per loro è forte il bisogno di creare luoghi di scambio e condivisione. L’articolo offre uno spaccato su un’esperienza di gruppo non terapeutico in un contesto associativo multi e transculturale di donne. Tal gruppo ha reso possibile, seppure tutte le difficoltà dovute ai limiti dati dalla pluralità dei codici e dei linguaggi, uno spazio di contenimento e di transizione dando la possibilità di nuovi ancoraggi emotivi e la sperimentazione di un senso di continuità della propria storia e della propria memoria.

 

VOL. V N.1 2003
8. Setting terapeutici come luoghi di ancoraggio comunitario. Esperienze cliniche con pazienti immigrati di Gabriele Profita e Valentina Lo Mauro
Gli autori illustrano le linee di ricerca e di intervento per la presa in carico di pazienti immigrati. Mostrano come le variazioni di setting siano legate in questo caso ai modelli culturali dei pazienti e non possano essere considerate acting out. Attraverso la presentazione di una situazione clinica si mette in evidenza come le trasformazioni del setting siano in relazione ad elaborazioni gruppali di lutto e separazioni.
9. Globalizzazione e comunità locali di Donata Francescato
In questo excursus l’autrice, avvalendosi di contributi provenienti dalla letteratura internazionale, evidenzia le dinamiche positive e negative che il processo di globalizzazione mette in atto nei confronti dell’etica del benessere sociale. Se da un lato autori come McQuail, Lewitt e Gubert definiscono tale processo in termini di arricchimento culturale e superamento dell’etnocentrismo, dall’altro autori come Kenedy, Rodrick e Mittelman, evidenziano aspetti come: diminuzione dell’autorità dello Stato; aumento del divario tra ricchi e poveri; frammentazione culturale; assenza di confini; spaesamento e aumento di conflitti tra culture diverse. In particolare Bauman mette in mostra un doppio processo parallelo e interconnesso legato alla globalizzazione: da un lato quello emergente in una scala planetaria per l’economia, la finanza, il commercio e l’informazione, dall’altro la “localizzazione” che impone, per alcune popolazioni, vincoli spaziali ancora più marcati. In tal modo ciò che per alcuni appare una conquista della globalizzazione in termini di nuove libertà, per molti altri si configura come una riduzione alla dimensione locale, scavando un solco insormontabile tra una ristretta élite e il resto della popolazione.
10. La scissione e la fusione gruppale nell’Unione Europea (EU): verso un modello di integrazione culturale di Antonio L. S. Fazio
L’autore compie un elaborato tentativo di comprendere gli elementi psicologici profondi che hanno contribuito a mantenere la dicotomia fra i processi di scissione e quelli di fusione delle varie nazioni nei confronti dell’Unione Europea, mettendo a paragone due posizioni in contrapposizione: quella dell’Inghilterra e quella dell’Italia. Lo sforzo è teso a una lettura degli eventi che interessarono la storia dell’Europa a partire dal secondo dopoguerra attraverso interpretazioni in chiave psicoanalitica: il mito di Edipo diventa allegoria degli attacchi subiti dall’Europa da parte dei “figli” emigrati oltreoceano; la rigidità e il rifiuto del cambiamento dell’UK è interpretata come un processo di identificazione proiettiva nei confronti degli USA e di una mancata elaborazione del lutto per la perdita dell’impero. Sull’altro versante in Italia si assisteva a una fase di iper-idealizzazione dell’UE che farebbe pensare a una coazione a ripetere. In queste dinamiche un ruolo importante è rivestito dalla caduta del muro di Berlino, letta come simbolo del raggiungimento, per gli stati europei, della fase di individuazione dal controllo delle superpotenze internazionali. Tra i più importanti cambiamenti politici e sociali avvenuti in seguito, si evidenzia il fenomeno delle grandi migrazioni, che ha avuto effetti sulla popolazione e sull’analista stesso, introducendo nuove sfide nella pratica clinica. Avvalendosi dell’esperienza psicoanalitica condotta sia in Inghilterra che in Italia, l’autore crea una connessione tra le dinamiche osservate nei pazienti e quelle delle loro nazioni d’appartenenza. Propone, infine, una lettura del concetto di nazione come spazio transizionale condiviso, area intermedia del continuum tra fusionalità e separatezza. La società assumerebbe così le funzioni di un ambiente facilitante per lo sviluppo e la differenziazione dei cittadini, allo scopo di giungere a un processo di integrazione che ci renda in grado di trasformare le differenze in qualcosa di creativo a vantaggio di tutti.

 

VOL. V N.3 2003
11. Oltre Babele attraverso i miti e le lingue di Vanda Druetta e Sandro Rodighiero
Due rappresentanti di due diverse associazioni Coirag mettono in comune e integrano esperienze di conduzione di due gruppi con dispositivi differenti e all’interno di diverse realtà culturali, al fine di far convergere i loro modelli operativi. La prima parte del lavoro presenta un’esperienza di gruppo mediano condotta in assetto di psicodramma junghiano durante un workshop del convegno Coirag di Saronno. La seconda parte descrive l’esperienza di un piccolo gruppo in assetto gruppoanalitico svolta a Kiev durante un corso di formazione per allievi della Società Psicoanalitica dell’Ucraina. Nonostante la diversità dei dispositivi, delle lingue e delle culture, tali esperienze diventano parte di un unico scenario che la Coirag ha saputo declinare unitariamente, dimostrando in tal modo come i gruppi, ricondotti a un’unica matrice analitica, possano di fatto parlare la stessa lingua.

 

VOL. VII N.3 2005
12. Psicoterapia di gruppo a Mosca. Riflessioni a proposito di un’esperienza di Di Sergio Fava
In questo articolo Sergio Fava espone la sua esperienza come conduttore di gruppi ad orientamento gruppoanalitico e come docente della Scuola Parus di psicoterapia psicoanalitica di Mosca. Questo contributo non si limita a descrivere l’esperienza nei suoi aspetti clinici legati alla conduzione dei gruppi ma fornisce una lettura del contesto in cui si svolge la sua collaborazione con la Scuola, i preliminari dell’esperienza, il luogo, la storia dell’approdo in Russia delle teorie psicoanalitiche che inizialmente ebbero un rapido sviluppo ma vennero messe al bando dalle correnti politiche del periodo. In questo lavoro diviene importante tener presente il contesto politico e culturale in cui nasce la Scuola e in cui poi si articola il lavoro di Fava. Un ulteriore motivo di riflessione deriva dalla confusività dei ruoli e allo stesso tempo da alcune rigidità istituzionali interne alla Scuola: il conduttore veniva affiancato da un interprete, che durante le sedute di gruppo non si limitava a tradurre ma riempiva i silenzi con rassicurazioni e spiegazioni; inoltre i gruppi si svolgevano sempre alla presenza di una delle direttrici della scuola. I temi dunque sono molteplici e talvolta impliciti come la necessità di un vertice istituzionale per comprendere le dinamiche gruppali.

 

VOL. IX N.3 2007
In tutto il volume si approfondisce l’argomento “ diversità culturali e istituzioni”
IN SAGGI
13. “Trauma e cultura”. Modelli di lavoro per gruppi transculturali di Jorge Burmeisteir
La cultura incide sul processo di sviluppo psichico di una persona e gli dà significato; promuove il senso di appartenenza ad un’intera entità sociale e sostiene un insieme di meccanismi di difesa e di capacità di entrare in relazione. La funzione curativa del lavoro di gruppo consiste nell’operare uno “spazio transizionale” capace di accogliere, tollerare, elaborare e restituire.
IN PROSPETTIVE ATTUALI NELL’ANALISI DI GRUPPO
14. Diversità culturali e Istituzioni. Presentazione di Angela Sordano
La multiculturalità, che oggi caratterizza anche il nostro paese, pone forme di legame sociale basate su simbolici o reali “matrimoni” fuori dalla logica degli antenati e dentro una cornice culturale creata dalla convivenza tra fratelli adottivi. La domanda a cui si è cercato di rispondere in questo numero è: come viene risolta la questione dell’identità nella multiculturalità e come uno specialista della mente e dei processi di gruppo può tenere la “giusta distanza” per accompagnare l’incontro con la diversità senza aderire ad un’unica appartenenza?
15. Sulla costruzione di dispositivi clinici transculturali nei servizi pubblici di salute mentale di Giuseppe Cardamone, Michela Da Prato, Sergio Zorzetto
I servizi pubblici di salute mentale nelle moderne società si sono ritrovati a ricevere quote sempre maggiori di utenti provenienti da mondi altri con registri differenziati di esprimere la sofferenza, la visione della malattia, delle cause e degli esiti desiderati . La questione è stata analizzata sia da un punto di vista socio-culturale (le pressioni poste dalle migrazioni sui sistemi e le logiche di pensiero e sulle pratiche di scambio delle collettività), organizzativo (dei Centri di Salute Mentale e delle Aziende Sanitarie), teorico e metodologico (in relazione alle dimensioni della ricerca e della clinica in questo ambito e al riposizionamento disciplinare necessario).
16. Pregiudizi, stereotipi e fraintendimenti: barriere nella relazione terapeutica col paziente straniero di Vanna Berlincioni
L’autrice sottolinea come nel pensiero comune sopravvivano aspetti più o meno mascherati e sottili di avversione nei confronti dei “diversi”, degli immigrati. Spesso, anche nell’ambito della cura degli immigrati, ambiguità e malintesi sono frequenti e rendono problematica l’interazione tra paziente ed operatore e illustra due momenti del percorso terapeutico in cui questi elementi sono stati più evidenti: il momento iniziale della presa in carico e il secondo in una fase più avanzata. Il caso in questione riguardava un approccio etnopsichiatrico ad una paziente rom; il gruppo terapeutico ha cercato di prendere consapevolezza dei malintesi e dei fraintendimenti generati dal pregiudizio e ciò ha consentito di sintonizzarsi con maggiore chiarezza sui bisogni e sulle difficoltà della paziente.
17. Con che occhi mi guardo: la seconda generazione migrante di Nadia Benedetto, Cinzia Boglione e Francesca Tommasini
Attraverso la narrazione delle storie di tre ragazzi appartenenti alla seconda generazione migrante che si sono rivolti ad un Asl di Torino, le autrici hanno voluto condividere le difficoltà della realtà in cui ci troviamo ad operare, per cui nei contesti istituzionali e sanitari, ci si confronta con un utenza sempre più diversificata e che ci impone di avvicinarci in maniera più autentica agli attuali mutamenti psico-sociali che ci vedono protagonisti e che ci chiedono di tollerare sempre più sesso la mancanza di punti di riferimento clinici. All’interno della seconda generazione di migranti troviamo alcuni aspetti del faticoso percorso di identificazioni, sia all’interno del gruppo familiare e sia negli habitat comunitari. L’identità è minacciata, confusa tra la cultura e la tradizione d’origine e quelle del paese d’accoglienza. È importante avere una tensione osservativa sul proprio approccio terapeutico, mettendo sempre l’accento sul noi e loro, su come loro ci guardano. Dobbiamo fare anche noi un ipotetico viaggio, abbandonando le terre conosciute, le nostre sicurezze, le nostre metodologie, per poter incontrare davvero l’altro, i suoi gruppi interni, a partire dai nostri.
18. La dimensione etica nel funzionamento del piccolo gruppo interattivo di Angelo Silvestri, Alessia Lucidi, Marinella A. Lena ed Emilia Ferruzza
La riflessione è fatta su una breve esperienza di gruppo, svoltasi in un Istituto secondario superiore, rivolta ad allievi, per lo più di origine straniera, problematici per il comportamento e il rendimento. Si è osservato e studiato come alcune manifestazioni del funzionamento del “livello etnico” siano in relazione con fenomeni profondamente comunicativi.
19. I processi unificanti di gruppo nell’incontro interfede tra musulmani, cristiani ed ebrei in Istraele, di Victor Shebar e Khausaa Diab
L’articolo analizza i processi di gruppo verificatisi durante un corso di training per facilitatori di un dialogo interfede. L’esperienza ha evidenziato la complessità del dialogo tra tre fedi religiose monoteistiche sullo sfondo del conflitto nazionale in cui cristiani e musulmani, che appartengono all’identità arabo-palestinese, sono in contrasto con l’identità della nazione ebraica.
20. Appendice al tema. Guida bibliografica di riferimento come strumento di lavoro a cura di Giuseppe Cardamone, Michela Da Prato e Sergio Zorzetto
Sempre di più la clinica con i migranti ha assunto importanza all’interno dei Centri di Salute Mentale e la bibliografia generale di riferimento che questi professionisti offrono all’interno della Rivista può essere di notevole aiuto a quanti lavorano e non solo, nei servizi pubblici con i migranti. Inoltre si propone come stimolo per la ricerca e lo studio di coloro che hanno deciso di avvicinarsi a tali tematiche.
21. Il fenomeno del Butterfly Effect nella matrice di Social Dreaming. Modelli di conduzione negli interventi transculturali e nelle organizzazioni di Maurizio Gasseau e Marco Avena
La Social Dreaming Matrix ci permette di conoscere il contesto del sognatore attraverso i suoi sogni e la possibilità di usare le libere associazioni e le amplificazioni delle altre persone al proprio sogno; permette inoltre lo sviluppo di un processo matriciale che può portare alla trasformazione delle immagini dei sogni. I partecipanti possono sperimentare nuove identità, facilitati da alterazione della percezione del tempo frutto dell’atmosfera onirica che si crea raccontando i sogni e le libere associazioni. Il racconto rappresenta una socializzazione di modi diversi di percezione della realtà, sintesi di nuove consapevolezze.

 

VOL. XI N.2 2009

22. La funzione del gruppo in tempi di guerra e di terrore di Anna Ornstein
Attraverso questo scritto, l’autrice tenta di offrire una spiegazione ispirata alla psicologia del Sé sulla formazione di due tipi di gruppo, ciascuno si caratterizza per un obiettivo specifico. La loro motivazione può essere diversa ma l’impegno e la devozione con cui inseguono i loro obiettivi sono le stesse. Vengono qui descritti i genocidi commessi nel Terzo Reich e quelli commessi dai serbi verso musulmani bosniaci, oltre che la descrizione della formazione dei gruppi nei campi di concentramento tedeschi,che sono stati di fondamentale importanza per la sopravvivenza e la guarigione psicologica dei prigionieri. I gruppi forniscono il setting all’interno del quale gli effetti umani più comuni, l’ostilità, l’amore, la lealtà possono essere vissuti e manifestati. Quando questi gruppi hanno avuto modo di riunirsi dopo anni si sono dimostrati di grande aiuto nel processo di guarigione psicologica, innanzitutto perché si sono posti come contenitori all’interno dei quali poter condividere i ricordi.
23. Incontrare il nemico: processo gruppale di maturazione e contenimento o compito impossibile? Di Robi Friedman
Qui Friedman parla dei processi psichici più difficili da elaborare per gli israeliani che vogliono riuscire a comunicare con i palestinesi, i “nemici”, per molti di noi. Innanzitutto si tratta del contenimento del nostro stesso senso di colpa nei loro confronti e dell’elaborazione della minaccia esistenziale, ereditata attraverso un processo di trasmissione inter-generazionale. Friedman considera la guerra una “situazione patologica” che favorisce il proliferare dei “disturbi della relazione” e sostiene che un ruolo specifico può essere opera di psicoanalisti e gruppo analisti, arrivando alla capacità di dialogo, superando il conflitto.

 

VOL. XII N.3 2010

IN LAVORI IN CORSO
24. La lunga notte dell’esilio. Gruppi istituzionali e centri per immigrati in Italia di Davide Bruno
Vengono qui presi in esame le strutture di detenzione per gli immigrati in Italia, con particolare attenzione ai Centri di Permanenza Temporanea e Accoglienza (CPTA), con lo scopo di interrogarsi sulla funzione di questi luoghi nella società. I migranti riportano spesso vissuti traumatici legati alla migrazione che spesso avviene in circostanze drammatiche. Per la presa in carico del paziente migrante si possono utilizzare approcci terapeutici di gruppo.

 

VOL. XIII N.3 2011

IN LAVORI IN CORSO
25. L’Escuelita: presa in carico di un gruppo di giovani immigrati al Ser.T di Simone Spensieri e Claudia Sbarboro
Escuelita è l’esperienza avviata e portata avanti dagli autori del testo all’interno del ser.t di Lavagna. Il nome dato al progetto è stato ideato dai destinatari dell’intervento, ragazzi ecuadoriani e marocchini di età compresa tra i 22 e i 35 anni con problemi di tossicodipendenza, spaccio, delinquenza che agivano sul territorio Genovese aggregandosi in bande.
Dall’iniziale strategia di aggancio dei singoli fino alla composizione dei gruppi di terapia, l’equipe del progetto si è dovuta scontrare con questioni relative allo stigma sociale e alle difficoltà burocratiche dovute ai limiti imposti dalla legge Bossi-Fini che regola il permesso di soggiorno e l’accesso alla partecipazione della vita pubblica degli immigrati, dunque lo slancio degli operatori quali psicologi, psichiatri, assistenti sociali, mediatori culturali, veniva di volta in volta rallentato dalla violenza dell’ istituzione. Non erano previste alcune opportunità di accoglienza, inserimento sociale, possibilità abitative, lavorative o ludiche; dunque quali risorse utilizzare se tante vie sono precluse? Uno dei lavori degli operatori, prima della costituzione del gruppo di terapia è stato proprio quello di accompagnare i ragazzi in tutte le fasi importanti del processo di regolarizzazione, accompagnandoli da avvocati, sindacati per la ricerca di un lavoro, da presidi per l’iscrizione alle università . Vi è poi un passaggio intermedio, volto alla creazione del clima di fiducia e alla creazione di una rete in cui il gruppo di utenti si ritrova per giocare a calcetto ed altre attività ricreative e di svago fino agli incontri con le famiglie. L’Escuelita rappresenta una possibilità in cui si sospende la strategia di sopravvivenza adottata fino a quel momento, l’uso di eroina, per attivare il dialogo sul processo di crescita individuale e gruppale, dove si strutturano i legami, si costruiscono reali possibilità di vita, ci si rispecchia e ci si confronta su tematiche comuni come la vita prima dell’arrivo in Italia, la clandestinità, la fiducia, la progettualità.

CONNESSIONI
26. La memoria dei popoli di Denis Fadda
Denis Fadda, docente di Diritto internazionale presso le Università della Sorbona e di Perpignan, condivide con il lettore l’idea secondo cui, in contesti internazionali sia fondamentale conoscere la cultura, la storia e la memoria dei popoli e delle persone con cui si desidera stabilire degli accordi. La sua idea è che gli eventi che segnano la cultura di un popolo, possono essere percepiti diversamente da un’altra comunità. Inoltre sottolinea come nelle migrazioni, un popolo conserva la propria matrice di origine e la integra con la matrice dinamica che si sviluppa nell’incontro con il gruppo autoctono del luogo di trasferimento.
Note conclusive
I vari interventi raccolti in questa bibliografia sono segnali di una strada ancora lunga da compiere, in cui più che costruire ponti si tratterà di attraversare guadi, bagnandosi e sporcandosi nel fango e nella fatica. La Babele che ne deriva, la disomogeneità delle lingue e delle culture, passaggio inevitabile del cambiamento, può diventare una ricchezza se si riesce a trasformare la complessità non in confusione ma in risorsa e quello che si profila è un incontro “trans”culturale in cui qualcosa di noi andrà inevitabilmente perduto, qualcosa resterà, qualcosa verrà acquistato, ma il risultato finale sarà comunque diverso dalla semplice somma e sottrazione delle parti.
Un invito ai lettori
T. Nathan è convinto che i pazienti immigrati siano “sospesi tra due mondi ” e che tale stato di sospensione alimenti molto spesso una condizione di fragilità identitaria, che può sfociare in una vera e propria psicopatologia. La cultura per T.Nathan è una struttura specifica di origine sociale, che contiene e rende possibile il funzionamento dell’apparato psichico (Psicologia della Solidarietà, Di Maria Lo Coco, 2002, Franco Angeli). Solitamente all’interno di una famiglia di migranti, il sintomo o il malessere viene sviluppato da chi rimane all’incrocio tra mondi diversi senza avere gli strumenti senza avere gli strumenti per completare quest’opera di passeur, di ponte tra due mondi, tra due culture. Per il migrante che non si trova più inserito nella cornice di elementi protettivi che hanno costituito il suo ambiente e la sua storia fino alla partenza, potrebbe essere terapeutico far parte di un gruppo dove si lavori attraverso l’utilizzo della “Fiaba”, che per antonomasia riproduce le stesse strutture dell’esperienza migratoria (distacco-partenza-arrivo-integrazione-ritorno) (Vite Altrove, Migrazione e disagio psichico, Natale Losi, 2000, ed. Feltrinelli).

Parole chiave: Gruppo multietnico, Transculturale, Società multiculturale, Etnicità